mercoledì 23 maggio 2012

Terremoto Mirandola




Mirandola, la mia cittadina da sedici anni. Non sempre ne ho parlato bene, ma in fondo amo far la spesa in bici, come solo dalle nostre parti si può fare senza rischiare l'osso del collo, mi piacciono le balle di fieno, così gialle e tonde sparse per i campi, mi fa sorridere la zeta pronunciata che è poco più di un sibilo.

Andavo a messa in Duomo ogni tanto, oggi è come nella foto. Scomparso, al momento, come tanti punti di riferimento che avevo.

L'ospedale presso il quale dovevo inziare una terapia è chiuso fino a nuovo ordine, se penso di andare in qualsiasi posto devo prima sincerarmi che sia aperto, attivo. E non è automatico.

La mia famiglia ed io stiamo bene, spaventati a morte ma vivissimi, e la casa è stata un bunker: non si è aperto nemmeno uno stipetto. Ma ho tanti amici che dormono in macchina tuttora ed altri che hanno subito danni in casa o sul lavoro.

Ma non facciamo molta notizia, tutti intendo, i Comuni colpiti dal terremoto. Perchè i morti sono pochini e perchè le nostre case sono state costruite con un minimo di criterio ed hanno retto, nella stragrande maggioranza dei casi.

Non che io voglia le luci della ribalta per noi della bassa modenese per questioni così tristi. Certo che avrei preferito si parlasse di noi, magari non sempre per Pico, ma per una notizia utile o positiva.
Ma non posso tollerare che da adesso in poi si faccia finta che non sia successo nulla.

domenica 6 maggio 2012

Telefonate anonime della collega (ex) avvelenata




C'è una barzelletta che fa così: ci sono le putt..., ma come le donne!

Mi è venuto in mente l'altro ieri, dopo una telefonata anonima, la terza, di una che credevo sconosciuta. Ho capito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ci sono donne che fanno vergognare tutte le altre, me, di appartenere al genere femminile.

Tre telefonate in tutto, in poco meno di un anno. La prima ha comportato un fatto gravissimo, la seconda e la terza, l'ultima, avevano il solo scopo di gettare ombre e sospetti nella mia vita sentimentale.

Tutto partito da una pseudo donna, brutta dentro e fuori, che non perdona di essere stata lasciata più due anni e mezzo fa. DUE ANNI E MEZZO FA. 
In due e mezzo la gente fa miliardi di cose, questa reietta rimane ancorata ad uno smacco, ad una delusione sentimentale. Cova, per tutto questo tempo, un rancore sordo, cattivo, che immagino s'infiltri in tutti gli aspetti della sua vita. 

Tipico di certe poverette le telefonate, i bigliettini anonimi. Vigliaccate. Poi si parla di emancipazione femminile, di donne al potere. Non credo che, fnchè ci saranno tipe così, si riuscirà mai ad andare avanti, a progredire nella parità.

Sono impegnata nella lotta alla violenza di genere e mi trovo a combattere contro la violenza di un'altra donna su di me, una disperata che, con mezzucci subdoli, vorrebbe prendersi una rivincita su qualcuno che non l'ha voluta. 

Se l'avessi davanti le chiederei: ma cosa ti entrerebbe in tasca se anche la tua cattiveria andasse in porto?
E che soddisfazione hai adesso nel sapere che ti sei umiliata per niente? Hai una dignità?
E sulla coscienza Mattia non ti pesa?

Se l'avessi davanti le consiglierei di leggere il libro della Etxebarrìa "Io non soffro per amore", nel quale l'autrice sviscera, senza fare sconti, tutte le bassezze di cui alcune sono capaci pur di accalappiare un uomo.

Ma, per il mio carattere, averla davanti non è auspicabile. Lascerò fare alla persona che l'ossessiona ed alla sua già miserabile vita.