lunedì 26 marzo 2012

La gente di mezzo




I giovani non trovano lavoro.
I pensionati hanno pensioni minime e non arriveranno mai a prenderla.
Giusto. Non possiamo, in cuor nostro, dire che sia tutta colpa di Mariemonti perchè ci sono stati fior di governi per nulla tecnici ad averci accompagnato fin qua. E non possiamo dire, come nessuno può, che sia tutta colpa della crisi giacchè la crisi è mondiale ma ci sono fior di Paesi che sono rimasti a galla nei momenti peggiori e che adesso nuotano, se non in un mare quieto, almeno in acque poco mosse.
Noi indietro a menar bracciate con, alle spalle, solo la Grecia.

L'Italia. Quella del Made in Italy che tutti invidiavano, quella operosa, quella ingegnosa.
E adesso ci dicono che i giovani non hanno lavoro e che i pensionati non  arrivano a fine mese o che dovranno reincarnarsi per prendere - forse - quattro soldi di pensione.
Già, ma questa è roba vecchia, roba da prima repubblica. Adesso ci sono delle novità importanti delle quali, i tg e le varie trasmissioni di approfondimento, si occupano solo quando c'è un'azienda grossa che fallisce. Lì, attraverso le telecamere, ci accorgiamo che a manifestare contro il licenziamento non ci sono solo i ventenni o i sessantenni, ma che c'è tutto un parterre di umanità che va dai 35 ai 55 anni che rimane a piedi, senza lavoro e senza prospettive concrete di trovarne un altro. E' gente che ha esperienza, ma che forse proprio per questo spesso fa paura. E' adulto e sa lavorare, chissà, magari qualcuno si chiede quanto lo dovrà pagare.

E comunque è una fiumana inarrestabile che viene vomitata fuori dalle aziende tutti i giorni e, di questi tempi, quasi impossibile da riassorbire.
Sui vari siti delle aziende, nella sezione delle job opportunities, si leggono solo richieste di stagisti che, a dar retta a loro, dovrebbero fare una folgorante carriera all'interno del loro organico. Mai che si richieda una persona che non abbia bisogno di fare uno stage, prima.

Santoro, Lerner, Floris, ecc. buttate l'occhio anche su quelle persone che finora tenevano teso il tessuto sociale, quelle che sopperivano alla mancanza di lavoro dei figli neo laureati o inoccupati.
Se vengono meno loro è finita per tutti.

venerdì 16 marzo 2012

Bisogna lottare


            

Premetto: non ne facciamo una questione partitica, caso mai politica.
Il problema è che forse non ce ne siamo resi conto negli ultimi anni che sono passati, ma il degrado in cui alcune vicende ci hanno cacciato, e parlo di noi donne, è come una pietra che rotola. Sempre più in basso, portando con sé ogni sorta di diritto conquistato quando eravamo unite nel desiderio di parità ed eguaglianza, quando la Festa della Donna aveva un significato profondo.

Siamo cambiate. Siamo diverse. Siamo quello che tutti hanno voluto fossimo. Eh, non abbiamo più voglia di fare gli angeli del focolare quando, se solo siamo un po’ giovani e carine, possiamo ottenere il suv e l’appartamentino con vista duomo.






°°°°°


E perché mai dovrei ammuffire in un cazzo di ufficio se vestirmi da gallinella mezz’oretta in tivù, tette strizzate a mò di cravatta sotto il mento, mi fa guadagnare quanto 160 ore davanti ad un pc?






Che palle la moralità. E chi me la insegna, poi? Mia madre stessa mi spinge  a farmi avanti, dice che sono carina , che posso riuscire. Che a lei i bei sogni di maternità e famiglia guarda dove l’hanno portata, a pagare un mutuo per 30 anni. Un ergastolo.
 


°°°°°


Ma dove sono finite le donne che volevano davvero far capire al mondo che oltre al loro graziosissimo corpo c’era un essere ingegnoso, capace, forte? Tritate, sorpassate, ridicolizzate. Se una prova a fare discorsi normalissimi conditi con un po’ d’ironia e mediamente intellettuali, viene tacciata di “pallosa”, “uoma”, nella migliore delle ipotesi è troppo saccente.

Chi ci parla quotidianamente attraverso fatti, messaggi e slogan, invoglia tutte ad essere degli esserini che non devono preoccuparsi di nulla tranne che dell’angolazione del 90° grado. Ah sì, curare l’aspetto fisico. Fregarsene di quello cerebrale e spirituale. E fare tutto in fretta, i 25 anni sono dietro l’angolo e dopo è tardi. A quell’età devi già vivere della rendita che t’ha garantito la tua, ehm, amica.

 


Io non ci sto.


E non è vero che siamo scomparse.
Ci siamo, siamo donne di tutte le età, più attive e decise che mai a gridare a tutti che la politica è un’altra cosa. Che la politica degli uomini di pezza e delle donne di cera non ci piace.

I nostri problemi sono quelli quotidiani:
-trovare lavoro,
- mantenerlo,
-conciliarlo con la famiglia,
-cucinare decentemente senza negare l’ascolto ai figli,
-tirarsi come corde di violino per piacere a se stesse ed al proprio uomo,
-lottare contro la cellulite,
- dimostrare di valere in casa come in ufficio,
- incastrare almeno 3 persone disposte a guardarci il figlio mentre siamo al lavoro,
- lottare per essere pagate e riconosciute come i colleghi uomini,
- riuscire a vestirci come cavolo ci pare senza sembrare il manifesto “stuprami”.

Le letterine sappiamo farle nel privato (che ci vuole?), ma non chiediamo compensi per questo. Anzi, sì: quello affettivo e giocoso.
Se scendiamo in politica vogliamo farlo perché ferrate e col sacro fuoco degli ideali che ci tiene su, non perché qualcuno ci ha fatto accomodare in poltrona mentre ci tiene la mano sotto.

Abbiamo lottato per i diritti lavorativi, per l’emancipazione femminile. Quando conviene ai datori di lavoro va bene che si facciano i turni notturni e le fatiche fisiche dei colleghi uomini. Okay. Dateci, però, pari opportunità di avanzamento, riconoscete i congedi per paternità senza derisione, permettete ad un papà di andare a casa avvicendandosi con la moglie per accudire il figlio, senza etichettarlo come smidollato o bizzarro.

E questo non è rivolto solo agli uomini od ai politici corrotti. Lo dico anche alla capette delle aziende, a quelle che sono in politica, a tutte le donne che hanno potere  decisionale:
In primis, date l’esempio.
Secondo, non costringeteci a contare solo sulle nostre armi seduttive per vivere. Dateci una politica sana, intelligente, che faccia bene a tutti.
Chè noi donne, se messe in condizione, possiamo davvero ribaltare il mondo.

mercoledì 7 marzo 2012

Ma cosa ridi?



Io lo so. Tu rappresenti tutto quello che nuoce a me, a quelle come me. Alle donne, a quella parte di cielo che non ha bisogno di feste per dichiarare quello che per natura e intelletto è.
Tu domani t'aspetterai gli auguri dal tuo compagno, dal tuo collega, da tuo padre, e metterai il muso se non t'arriverà (spero in testa) un surrogato di mimosa. La maggior parte dei rametti che si vendono è mimosa taroccata ed è, a ben guardarci, il giusto omaggio per una festa fasulla.
La nostra nazione è l'ultima che può esultare ed osannare la donna. Siamo uno dei primi paesi al mondo per mortalità da reati maschilisti ed uno degli ultimi nella parità professionale, ci facciamo la guerra tra noi ed ammettiamo di preferire lavorare con l'altro sesso.
Tutto questo, care le mie ragazze che domani squittirete come conigliette rincoglionite, non per colpa degli uomini, ma per colpa vostra. Vostra, io mi dissocio. Perchè non avete saputo dimostrare niente tranne accettare per buoni i contentini che vi danno e perchè puntate solo sulla presa sessuale ed infantile per rapportarvi con gli uomini.
Se qualcuno mi farà gli auguri domani io ringrazierò. Ma sappiate che, in cuor mio, questa pretesa giornata particolare non la capisco.

lunedì 5 marzo 2012

Le canzoni sono angeli


Volevo far partecipe tutti i passanti della pubblicazione di un mio scritto, nato dal cuore, in questa raccolta che ha come tema la morte perinatale. Chi ci è passato o conosce qualcuno che ha subìto questo lutto sa di cosa parlo.