mercoledì 9 febbraio 2011


            
Premetto: non ne facciamo una questione partitica, caso mai politica.
Il problema è che forse non ce ne siamo resi conto negli ultimi anni che sono passati, ma il degrado in cui alcune vicende ci hanno cacciato, e parlo di noi donne, è come una pietra che rotola. Sempre più in basso, portando con sé ogni sorta di diritto conquistato quando eravamo unite nel desiderio di parità ed eguaglianza, quando la Festa della Donna aveva un significato profondo.

Siamo cambiate. Siamo diverse. Siamo quello che tutti hanno voluto fossimo. Eh, non abbiamo più voglia di fare gli angeli del focolare quando, se solo siamo un po’ giovani e carine, possiamo ottenere il suv e l’appartamentino con vista duomo.









 


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E perché mai dovrei ammuffire in un cazzo di ufficio se vestirmi da gallinella mezz’oretta in tivù, tette strizzate a mò di cravatta sotto il mento, mi fa guadagnare quanto 160 ore davanti ad un pc?








 


Che palle la moralità. E chi me la insegna, poi? Mia madre stessa mi spinge  a farmi avanti, dice che sono carina , che posso riuscire. Che a lei i bei sogni di maternità e famiglia guarda dove l’hanno portata, a pagare un mutuo per 30 anni. Un ergastolo.
 



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Ma dove sono finite le donne che volevano davvero far capire al mondo che oltre al loro graziosissimo corpo c’era un essere ingegnoso, capace, forte? Tritate, sorpassate, ridicolizzate. Se una prova a fare discorsi normalissimi conditi con un po’ d’ironia e mediamente intellettuali, viene tacciata di “pallosa”, “uoma”, nella migliore delle ipotesi è troppo saccente.

Chi ci parla quotidianamente attraverso fatti, messaggi e slogan, invoglia tutte ad essere degli esserini che non devono preoccuparsi di nulla tranne che dell’angolazione del 90° grado. Ah sì, curare l’aspetto fisico. Fregarsene di quello cerebrale e spirituale. E fare tutto in fretta, i 25 anni sono dietro l’angolo e dopo è tardi. A quell’età devi già vivere della rendita che t’ha garantito la tua, ehm, amica.

 



Io non ci sto.



E non è vero che siamo scomparse.
Ci siamo, siamo donne di tutte le età, più attive e decise che mai a gridare a tutti che la politica è un’altra cosa. Che la politica degli uomini di pezza e delle donne di cera non ci piace.

I nostri problemi sono quelli quotidiani:
-trovare lavoro,
- mantenerlo,
-conciliarlo con la famiglia,
-cucinare decentemente senza negare l’ascolto ai figli,
-tirarsi come corde di violino per piacere a se stesse ed al proprio uomo,
-lottare contro la cellulite,
- dimostrare di valere in casa come in ufficio,
- incastrare almeno 3 persone disposte a guardarci il figlio mentre siamo al lavoro,
- lottare per essere pagate e riconosciute come i colleghi uomini,
- riuscire a vestirci come cavolo ci pare senza sembrare il manifesto “stuprami”.

Le letterine sappiamo farle nel privato (che ci vuole?), ma non chiediamo compensi per questo. Anzi, sì: quello affettivo e giocoso.
Se scendiamo in politica vogliamo farlo perché ferrate e col sacro fuoco degli ideali che ci tiene su, non perché qualcuno ci ha fatto accomodare in poltrona mentre ci tiene la mano sotto.

Abbiamo lottato per i diritti lavorativi, per l’emancipazione femminile. Quando conviene ai datori di lavoro va bene che si facciano i turni notturni e le fatiche fisiche dei colleghi uomini. Okay. Dateci, però, pari opportunità di avanzamento, riconoscete i congedi per paternità senza derisione, permettete ad un papà di andare a casa avvicendandosi con la moglie per accudire il figlio, senza etichettarlo come smidollato o bizzarro.

E questo non è rivolto solo agli uomini od ai politici corrotti. Lo dico anche alla capette delle aziende, a quelle che sono in politica, a tutte le donne che hanno potere  decisionale:
In primis, date l’esempio.
Secondo, non costringeteci a contare solo sulle nostre armi seduttive per vivere. Dateci una politica sana, intelligente, che faccia bene a tutti.
Chè noi donne, se messe in condizione, possiamo davvero ribaltare il mondo.


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13 FEBBRAIO IN TUTTE LE PIAZZE DELLE CITTA' ITALIANE 


  

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