martedì 21 dicembre 2010

A U G U R I


d7Quest'immagine piena di calore natalizio me l'ha inviata una lettrice ed,
in suo onore, la pubblico.
A tutti, tutti voi, nessuno escluso, dedico questa canzone di Jovanotti,
con l'augurio che in queste feste, nell'anno nuovo e nel tempo a venire, possiate, possiamo, davvero dare amore a chi amiamo senza riserve.
Un gioco di parole? No, non è scontato.
A U G U R I


* * * *

Le meraviglie in questa parte di universo,
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso,
avrei avvertito un forte senso di irrisolto.

Un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre,
fino al confine estremo delle mie speranze,
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo,
avrei lottato contro il male e le sue istanze.



I labirinti avrei percorso senza un filo,
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo,
avrei rischiato la mia vita in mare aperto.



Considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho.



Un prigioniero dentro al carcere infinito,
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore,
starei nascosto come molti dietro ad un dito
a darla vinta ai venditori di dolore.



E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.



Considerando che l’amore non ha prezzo…
Considerando che l’amore non ha prezzo,
sono disposto a tutto per averne un po’,
considerando che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offrendo tutto l’amore,
tutto l’amore che ho,
tutto l’amore che ho.



Senza di te sarebbe stato tutto vano,
come una spada che trafigge un corpo morto,
senza l’amore sarei solo un ciarlatano,
come una barca che non esce mai dal porto.



http://www.youtube.com/watch?v=D3HwnYbU_1A&feature=player_embedded

martedì 7 dicembre 2010

UN VOLO D'AMORE


 untitled
 





 



E adesso sono qui. Con te. Ti guardo e vorrei dirti la verità, ma non ci riesco. Troppo presto, troppo tardi. Chi sono io per distruggere la tua maniera di amarmi? E chi sei tu per chiedermi la vita in cambio?



Perchè è tutto così strano? Perchè ho paura di te?



Cosa mi ha fatto quello? Cosa mi porto dentro? Adesso basta, vai via. Anzi, andate via e lasciatemi vivere come voglio. Libera di capire dove sbaglio. Se sto sbagliando. Se sono io che sbaglio. Libera di andarmene, di perdere qualcuno senza farne un eccessivo dramma.



Sabri... Sabri... dici mentre mi guardi. Mi fissi, da sopra. I tuoi occhi che non sanno dire le cose che non voglio sentire. Che non hanno un tono, dai quali non mi proteggo con risate e bugie. Occhi più onesti e felici di te.



Devo uscire. Devo ubriacarmi di risate e parole. Frasi insulse. Sesso, sesso. Umiliazioni mascherate.



Al di là del tavolo. Lui. Il brusìo delle voci che conosco. Una stretta di mano e nella mano una promessa. Ti amerò come desideri.



Ma io non posso. Sono sua. 

lunedì 25 ottobre 2010

INTERVISTA AD UNA LUCCIOLA


prosti



 
 
 
Sinceramente non mi aspettavo sarebbe andata così.
Chissà perché, nel mio immaginario, la persona che avrei intervistato doveva essere una vittima delle circostanze, una che non voleva “fare la vita”, ma che dalla vita era stata costretta.
Invece mi trovo davanti una ragazza, italiana, abbastanza giovane (dichiara 30 anni), appariscente, spregiudicata.
 
L’appuntamento, più volte rimandato, ha finalmente luogo in un bar di Modena. Avrei voluto intervistarla al telefono, ma non c’è stato verso.
“Se ti interessa l’intervista, devi venire tu”. Una diva.

Voglio subito chiarire che lei non si esprime proprio così, diciamo che ogni due parole ce n’è una colorita ma, sinceramente, mi sono fatta scrupolo di omettere almeno le parolacce sistematiche.
Quando arrivo, alle 18 circa, lei è già lì che mi aspetta seduta ad un tavolino. Non l’avevo mai vista prima, ma è praticamente impossibile sbagliarsi anche perché, oltre a noi due ed al barista, ci sono solo altri tre uomini. L’avrei comunque riconosciuta tra mille: pantaloncini neri di vernice, body (credo) rosso fuoco, stivali, molto belli tra l’altro, sempre di pelle nera lucida, coda di cavallo, trucco impeccabile, molto particolare.
Vi riporto di seguito,  quello che io, a questo punto chiamo “il monologo”:
 
-        Sono già in tuta da lavoro, ho dieci minuti. Cosa beviamo?
-        Per me un analcolico, sono astemia. – e lo dico quasi a scusarmi.
Alzata di sopracciglia e sorriso ironico da parte sua, da lì in poi è tutta una provocazione.
-        Per me un Mojito … è il secondo, ti costa cara ‘sta intervista. – risata.
-        Non preoccuparti. Visto che hai poco tempo e che anch’io ho da fare, posso cominciare?
-        Prima ordiniamo.
Con il nostro aperitivo davanti, comincio con la prima domanda.
-        Come ti sei trovata a fare… questo lavoro? – impappinamento totale da parte mia, mi sembra inopportuno dirle “la prostituta”.
-        Guarda che non è che uno si trovi a fare la troia - risata. Lei è sicuramente più diretta di me nel dire pane al pane… - Sono arrivata a Bologna dalla Puglia che avevo… 21 anni con solo la terza media. Ho lavorato per due anni ai piani in un hotel di lusso, a malapena arrivavo a 800.000 lire… A me piacevano le cose belle, mi sono sempre piaciute, ma non mi sono mai potuta permettere un cazzo.  Poi ho lavorato in una discoteca. All’inizio barista, poi barista e cubista e al mattino o al pomeriggio andavo in hotel a pulire. Un giorno è mancato poco che mi beccassero mentre dormivo in una delle camere che dovevo rifare.
Poi ho conosciuto un signore d’età, sulla sessantina, mica mio nonno. – evito di farle notare che se hai vent’anni uno di sessanta può tranquillamente essere tuo nonno- Mi dice di mollare tutto, che a me ci avrebbe pensato lui e per un paio d’anni l’ha anche fatto. Era abbastanza ricco, aveva una ditta con una ventina di dipendenti, non so bene cosa facesse, scatole credo.
Naturalmente, a 23 anni, io scopo in giro – vi risparmio la descrizione sulle prestazioni sessuali del signore col quale stava - e lui un giorno mi ha beccata. Ero in macchina con un ragazzo conosciuto in palestra. Addio casa, addio vacanze, estetista, vestiti…. Da un giorno all’altro, sbattuta fuori.
Ma coglione, pensavi fossi tua moglie?? – dalla rabbia che le si dipinge sul volto capisco che le brucia ancora lo smacco – Comunque ormai ero esperta nell’andare a letto con uno che non mi piaceva per niente e così, spinta da una mia amica che era già nel giro, mi sono trasferita a Modena. Dividevo un appartamento di due stanze con altre tre che battevano. C’era in via vai! – di nuovo la risata – Però io andavo forte, ero quella più richiesta e loro erano invidiose. Dopo 4 mesi… sbattuta fuori di nuovo! Con anche dei lividi addosso, ma vallo a dire al pronto soccorso, per le puttane non ce n’è soccorso – risata.

Io nel frattempo scrivo come una pazza, registro, lei va a ruota libera, non fa caso al fatto che io, ogni tanto, le faccia cenno con la mano di andare più piano. Credo, infatti,  di essermi persa parecchi passaggi, ma non ho potuto far di meglio.
 
- Comunque, guarda, una volta che impari a fingere è fatta e poi tutto dura pochi minuti.
In più, tu cosa fai la giornalista? Ah l’impiegata… quindi ti fai il culo otto ore al giorno per 1.300/1.500… io li guadagno in una settimana – pausa ad effetto – due, massimo tre ore al giorno.
Ah sì, va bè, tu sei onesta, non la dai! – risata, e questa mi è rimasta particolarmente impressa – Avrai finto centinaia di volte anche tu col tuo bello, a chi la racconti? Solo che tu devi fingere e basta, a me mi pagano per farlo.
Andrò avanti ancora per qualche anno, poi mi sposo con l’abito bianco. – lei nota la mia espressione-  Guarda che sono stata fidanzata fino a 6 mesi fa e lui lo sapeva che da 7 anni batto. E poi – adesso sembra si voglia fare della pubblicità non richiesta – io non lavoro per strada, non scandalizzo nessuno. Metto annunci. Ho una casa.
 
Sono riuscita a strapparle un’altra risposta, era una domanda che dovevo farle:
-        Ma tu, come stai? Come ti senti? Non hai paura a volte?
 
Mi guarda malissimo, poi sbotta:
-        Sto troppo bene, non si vede? Adesso poi perché son messa così, perché devo lavorare, al mattino, col pigiama, sembro una ragazza qualunque.  Solo che i miei vicini sanno che lavoro faccio e non mi salutano. Quegli stronzi! Diventa un circolo chiuso, frequento solo colleghe, colleghi.  E sai quante volte i miei amici mi raccontano di aver avuto come cliente il signor tal dei tali e scopro che è il marito di una mia vicina? Che soddisfazione!
Forse anche tuo marito è un mio cliente, che ne sai?
 
Lì mi scappa la pazienza ma,nel rispondere, sorrido.
-        Non sono sposata e comunque se venisse con te non sarebbe mio marito.
 
Inutile buttarla sulla morale, è un discorso che puoi fare ad una che è costretta a prostituirsi, non a una che dichiara di esserne contenta.
Ma io credo non lo sia. Se almeno per una volta avesse smesso di fingere, oltre a bere due drink, avrebbe potuto sfogarsi. 
La saluto, lascio i soldi della consumazione e me ne vado.
Missione non compiuta.



lunedì 18 ottobre 2010

SECSI SIOP



C’è fine per tante cose, tranne per il ridicolo.



A me sta bene che esistano i secsi siop, come li pronunciano da noi in Emilia, che uomini e donne, più o meno apertamente, li frequentino, che alcune di noi acquistino senza batter ciglio, in negozio o in internet, consoladores piuttosto che vibranti paperelle di cui mi sfugge l’uso, anche se il fatto che vibrino mi fa parecchio pensare.  E orsù, diciamocelo, non è che nella realtà… insomma, voglio dire, non vibra nessuno. Io perlomeno, Mr. Black&Decker non l’ho mai conosciuto.



Ma ammettiamo. Adesso però, suvvia, stiamo esagerando. Perché ci abbiamo anche la lingua vibrante. Chè io me la immaginavo così:
 


l





Ed invece pare essere così:
 


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Ho provato ad immaginare me stessa che s’incuriosisce e ordina la lingua. E detta così sembra una ricetta culinaria. Ed invece.

Una come me, che si vergogna profondamente di certi argomenti, colpa di un’educazione piuttosto bigotta, ordinerebbe il prodotto in internet specificando che il corriere debba tassativamente avvisare prima della consegna. Pagherebbe con bonifico perché non si fida di rilasciare i dati e stamperebbe la conferma d’ordine, che farebbe sparire con fare furtivo.
Patema d’animo per una settimana durante la quale immaginerebbe la lingua che finisce per sbaglio nelle mani di qualche conoscente poi, finalmente, LA CHIAMATA. Sì, sì, domattina sono in casa, detto tutto in un fiato dentro il cellulare, manco stesse parlando con Al Capone.

Trillo  del campanello, aprirebbe la  porta e, dietro il cancelletto, si staglierebbe il fattorino. “Sbaglio o quel sorrisino sardonico sulle sue labbra significa che ha capito?” Loro sanno sempre cosa c’è dentro un pacco in consegna. L’esperienza. Se poi il pacco non è contrassegnato, eh, c’è della roba da sesso dentro. Sicuro.

Sosterrebbe fiera il suo sguardo e firmerebbe la ricevuta. Prenderebbe la scatola di medie dimensioni e si avvierebbe a passo sicuro in casa. Un’ultima occhiata al fattorino che ha il tipico sguardo da porco, la spingerebbe a sbattergli la porta sul muso senza ulteriori indugi.

Riavutasi dalla palese figuraccia, si avvierebbe trotterellando  in tinello col pacco in mano. Cioè la scatola. L’appoggerebbe sul tavolo e, con un coltello, taglierebbe di netto il nastro adesivo. Sbirciatina all’interno e via a sfilare l’imballo che aprirebbe come una bambina il suo regalo di Natale.

Eccoci qua! Ma come funziona? Ravanata alla ricerca del libretto d’istruzioni che, ovviamente, è in inglese. Spolvererebbe affannosamente quello che sa e con l’aiuto del dizionario in qualche maniera capirebbe che l’interruttore on-off è dietro la base, che ha tre velocità, che si può pompare del liquido.

Bene, bene. Un elettrodomestico, zona franca, sa tutto. E come ogni elettrodomestico, prima di usarlo, bisogna pulirlo, lavarlo per benino. Quindi: spugna abrasiva, svelto, acqua. No, stavolta, per ovvi motivi, detergente intimo e acqua. Asciugare con cura evitando le parti elettriche.

Dal bagno (eh sì, lo laverebbe in bagno, mi sembra più appropriato) alla camera da letto il passo è proprio breve.
E qui, caro elettrodomestico, ci ritroveremmo io e te faccia a faccia. Insomma, si fa per dire.
Quindi, ora che sono passata al tu confidenziale con te, ti appoggerei delicatamente sul letto ed azionerei il pulsante ON. Tu emetteresti un ronzio, tutti ronzano, c’è poco da fare, spero discreto e non tipo aerosol  che fanno un casino dell’ostia e magari la vicina s’insospettisce, e partiresti alla velocità 1. Io, per gioco, proverei a spostare la levetta sulle altre 2 velocità ma, ragazzo mio, fai troppo rumore.

Velocità 1, dunque. Ah, dimenticavo la pompetta per il liquido (che ho scordato di aggiungere, chissà se fa come la moka che se non ha l’acqua scoppia…). Mi sembri un po’, caro Elettro, quei sfigmomanometri per misurare la pressione. L'avete capito: mi smonterei.
Elettro, non è che non voglia accoppiarmi con te, è che proprio oggi non è giornata.
(Gli dico così, ma poi sparisco senza lasciare traccia, non lo amo più).

Chissà se posso usarlo come robot da cucina... ma se  poi mi fa impazzire la maionese…?

mercoledì 29 settembre 2010

Donne tu tu tu in cerca di guai - Remake



La solita esagerazione. E' finita l'epoca in cui una donna, in quanto tale, qualunque cosa facesse non veniva presa in considerazione.



Era solo adibita a fare la mamma, la casalinga, la moglie, tutt'al più la segretaria occhialuta o la prof. Nient'altro. Adesso invece tutte fanno tutto, anche il muratore (muratrici?) piuttosto che il pilota (non in Alitalia mi sa ormai...).



Cos'è successo. E' successo che basta vedere una donna fare qualunque cretinata che, oplà! controtendenza, è un genio. Non so perchè non si possa mai mantenere un centro e comunque, questa, images2è discriminazione al contrario.



Una PERSONA va valutata e giudicata per i suoi contenuti, non perchè è donna, uomo, ebrea, cattolica, bianca o nera. Non basta essere femmine e fare le ministre per essere giudicate in gamba.



Guarda quella! Fa l'assessore, c'ha due palle! Non so se c'ha due palle, non vuol dire. Al pari di un suo collega uomo, io la valuterò per quello che sarà in grado di mettere in atto, di trasmettere. Non mi basta che sia arrivata, deve dimostrare ciò che sa fare.images1



Solo quando la società capirà questo, saremo veramente alla pari.

venerdì 24 settembre 2010

STAI DOVE VUOI BASTA CHE M I RISPETTI


Potremmo star qui a disquisire dei giorni sul perchè per tanto tempo a noi donne, ed a tutta l’altra metà del cielo, sia piaciuta così tanto la frase “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”.
Le femministe sfegatate potrebbero perdere il sonno solo per quella preposizione: dietro.
Ma sarebbe inutile ormai, fiumi di parole sono state dette e scritte a questo proposito e tutti abbiamo concordato, più o meno felicemente, che gradiamo di più stare di fianco, accanto, al limite nei paraggi o, perché no, essere protagoniste, grandi, e che vicino a noi ci sia un grande uomo.
 
Ma mi sa che è come la réclame del pennello: ci ritroviamo quasi sempre un uomo… grande. Di età, di fisico, piedoni, manone, che bocca grande che hai, insomma, tutto grande (che in certi casi, parliamoci chiaro, non dispiace), ma di spirito, anima, cervello, spesso, non c’è traccia.
 
Chi mi legge sa che sono una che sovente tende più a “scagliarsi” contro le donne, perlomeno, contro una tipologia di donne che, a mio parere, rema a sfavore di tutte le altre. Quindi non voglio assolutamente che alcuni uomini, straordinari, si risentano e spero capiscano il senso di ciò che sto per scrivere. Piuttosto, sono sicura che s’indigneranno quelli che si riconosceranno in ciò che leggeranno.
 
Di frequente, nelle strette vicinanze di donne eccezionali, s’intravvede una fauna di maschi che va dall’imbecille, all’insicuro cronico, al pazzo geloso, al competitivo, giù giù, fino al mostro, al violento, al distruttore di corpi  e di volontà.
Ci sono donne speciali che sopportano con stoicità delle emerite nullità che non vogliono assolutamente stare dietro e che addirittura sgomitano per passar davanti, dannandosi anche per anni senza mai riuscirci (ed essendo ben consapevoli che mai ci riusciranno), in un crescendo di frustrazioni che esplodono poi in rabbie cieche.

Da qui le sevizie psicologiche, la sottile ma resistente ragnatela del vuoto che riescono a tessere tutt’intorno alle loro mogli, compagne, fidanzate, per isolarle affinché non possano confrontarsi con nessuno, per non farle pensare, paralizzando le loro azioni, creando sensi di colpa e vergogne che solo loro, esseri vigliacchi, dovrebbero provare.
Da qui alle cronache nere è un attimo.
 
Sono certa, e le notizie purtroppo mi danno ragione, che troppo spesso le donne che subiscono violenza sono persone in gamba, coraggiose, brillanti, avvenenti, che non si sono amate abbastanza ed hanno avuto la sventura di incappare in uomini che hanno colto questa loro “debolezza” approfittandosene meschinamente.
 
Di chi è la colpa allora? Di lui? Indubbiamente. Di lei che lo permette? Certo, ma con una, cento, mille attenuanti.
Una per tutte: la società.
Ancora, oggi, passano alcuni pensieri che si tramandano, fin dalla notte dei tempi, di madre in figlia:
 
 



 
-BISOGNA SOPPORTARE-
-E’ TUO MARITO E COSI’ LO DEVI ACCETTARE-
-LA DONNA E’ L’ANGELO DEL FOCOLARE-
-NON STA BENE CHE UNA DONNA SI ARRABBI O SI RIBELLI-
-BISOGNA TACERE PER QUIETO VIVERE-


MRS12_SabrinaSasso2



 
 
Ancora oggi, ancora oggi….
 
Ed allora, a chi tuttora ha queste parole in testa, io chiedo assieme a tutti quelli che ogni giorno sono impegnati nella lotta contro qualsiasi tipo di violenza nei nostri confronti, dalle botte allo stalking, dalla rivalità professionale alla persecuzione, di non tollerare, di non rassegnarsi, di fare il diavolo a quattro, di incazzarsi, rivoltarsi, gridare il proprio dolore a tutti quelli che possono dar loro un aiuto.
 
E tornare a pensare positivo. Perché non è vero quello che ci hanno sempre raccontato: gli uomini non sono tutti uguali
 
 
 
'Cause when you feel like you're done
And the darkness has won
Babe, you're not lost

When your world's crashing down
And you can't bear to fall
I said, babe, you're not lost

 
(Michael Bublè)
 
 
 
I link di Sabrina:
 

http://www.vitadidonna.it/copia_di_vita_di_000033.html
 
http://www.noallaviolenza.donnamoderna.com/

 
 

lunedì 20 settembre 2010

IL REGGISENO: CORSO DECEREBRATO DI STILE


Un giorno, qualche mese fa, in un anonimo ambulatorio medico, convinta dalla noia e dall'attesa, leggevo su una di quelle erudite riviste maschili che vanno a ruba da un pò di tempo, un avvincente quanto istruttivo servizio con tanto di foto redazionali su “come slacciarle il reggiseno”, che teneva conto dei vari modelli: classico, seduttivo, sportivo.

A parte l’intelligenza del servizio in sè, vorrei soffermarmi sul consiglio per slacciare rapidamente il modello sportivo, che sarebbe : “se lei e’ spiritosa dacci un taglio con le forbici!”.
Vorrei dire al direttore di cotanta rivista: Biavardi, io le garantisco che sono una donna alquanto spiritosa, ma se un uomo, in un momento di intimita’, mi tira fuori dal taschino un paio di forbici, come minimo penso di essere al cospetto del mostro di Milwaukee e nella migliore delle ipotesi gli assesto un calcio nelle palle che il mese dopo il soggetto in questione passa dal suo For Men Magazine a Donna Moderna.


Consoliamoci: noi una volta al mese avremo pure le nostre cose, ma loro una volta al mese hanno For Men Magazine in edicola.
Mica lo so chi sta peggio...


REGGISENO-grande

 

martedì 14 settembre 2010

Hmmm


All The Man That I Need 0_61_houston_whitney_2007
Whitney Houston




Lei è favolosa. E' una donna che ha sofferto, è caduta in abissi fondi, e poi è risalita anche se a fatica.
Nonostante il trucco e le cure di cui può disporre, nonostante le riprese e gli obiettivi studiati per lei, la sua espressione è diversa ed è qualcosa che non dipende solo dal trascorrere degli anni. C'è una consapevolezza nuova in lei, nelle sue canzoni.

All the man that I need... Tutti gli uomini di cui ho bisogno.
Nella canzone dice che per lei l'amore era uguale a sofferenza, ma che con "lui" non è la stessa cosa perchè è diverso.
Lui e', appunto, tutti gli uomini di cui ha bisogno.

mercoledì 8 settembre 2010

Be kind


Cosa costa essere gentili?
Perchè ti stupisci se in auto ti cedo il passo
mentre esci dal tuo posto di lavoro?
Dobbiamo tutti andare a casa,no?


BeeKind

mercoledì 1 settembre 2010

Ha domande da porci?


Divorata in fiera ciambella fritta, se mi va bene, nell'olio agricolo per trattori. Adesso sta ballando il meneìto nel mio stomaco. Uffi.

Sempre in fiera, c'erano tre tenerissimi maialini rosa in un recinto e di fianco... i salumi appesi che venivano affettati per farcire il gnoc fritt.
Dico: un pò di... coerenza? Nel ...senso che, alè i bimbi a dire "checarinichecarini" se poi alzano gli occhi e scorgono il cadavere dentro una calzamaglia. Insomma, pensate se fosse vostra nonna... Chebellavecchina e poi, trac, la gambetta che penzola dal soffitto.



pig

M'è passato la fame. Mò mi metto a inventare una capitolo plausibile per il mio prossimo manoscritto.
Ve possino.




martedì 24 agosto 2010

Faccia di....



Le persone che mettono troppe faccine nei messaggi :P :D :) :( , troppi punti esclamativi ed interrogativi, sia in fb, blog  o cellulare, ed hanno passato i venti, tradiscono l'imbecillità bovina della loro insignificante e ridicola non personalità e della pochezza della loro capacità grafologica.
A loro un ca
ldo invito: provate a vedere se v'accettano (possibilmente in tutti i sensi) su un sito zulu dove poter esprimervi con i segnali di fumo.
E scommetto che riuscirebbero a creare faccine anche con le esalazioni..


 




 

lunedì 16 agosto 2010

10 a 0



Sono tornata ieri da San Felice Circeo, un  posto che consiglio a tutti di visitare, se possibile avendo a disposizione anche qualcosa in più rispetto ai sette giorni scarsi che avevo io.
Inutile fare accenni storici e paesaggistici: potreste trovarne a volontà in internet. Piuttosto vorrei comunicarvi le mie impressioni, cercando, per una volta, di essere buona. Non ci riuscirò, ma è il bello della diretta.

A me ha colpito la gente. Io vivo in un posto di gente boriosa e brutta, stressata ed ignorante. Orbene. Lo stress di un popolo si misura SOPRATTUTTO in vacanza. Così come l’educazione. A San Felice Circeo e dintorni, la gente è educata, rilassata, cordiale, bella. Sto parlando di un posto in cui il flusso turistico è quasi totalmente locale, nel senso che sono gli stessi laziali a forgiarlo. Gente lavoratrice, prezzi onesti, gran impegno culturale. Mostre di sculture, dipinti, concerti dove si dà spazio ai conosciuti ed agli emergenti.
Raramente ho visto un essere umano sgradevole alla vista: so’ tutti bbbelli!  Se cercate coppia andate, andate a quel paese.

Torno qua e trovo: i soliti cessi (donne orrende col culo grosso e basso, taglio e colore dei capelli pressocchè uguale per tutte), uomini incazzosi e falsi, umanità meschina che pensa solo ai soldi ed al sesso, che vive di frasi fatte ed aria fritta, che crea i locali di divertimento in mezzo alle fabbriche e spaccia merda per dare un’illusione,  che vive di rendita su una cazzo di Ferrari datata diverse decine d’anni fa, parmigiano e tortellini, paesaggio triste e scontato.

Niente storia, solo preistoria mentale.

aiuto


 

lunedì 2 agosto 2010

Remake: Madò che palle (sempre valido)




Sì, è vero. Sui propri blog uno può scrivere ciò che vuole. E fin qua ci siamo. 



Gironzolando qua e là per blog, soprattutto tra quelli che sono nella cartella Preferiti, mi son fatta du palle che non avete un'idea. Ora: non dico di essere la più perspicace, divertente, originale tra i blogger, ma escludo di essere una pizza.



Ci sono quelli con le poesiole. Belle, eh, ma cazzo tutti i giorni! Che uno poi non sa cosa vuol dire, cosa vuole comunicare. Versi strazianti, sembrano richieste d'aiuto. Se chiedi cos'hanno non ti rispondono. Troppo eterei... non puoi capire...no! (appoggiati allo stipite della porta con il braccio sulla fronte) salvati tu...io resto qui... Insomma, i polpettoni di Mario Merola gli fanno 'na pippa.





Poi ci sono i dissacratori. Ne ho beccato uno che asserisce di non sapere cosa si festeggia nel giorno della memoria. Indovinate cosa gli ho detto?



Tra questi, ci sono quelli che mandano a fanculo tutti, vorrebbero vedere tutti morti, se fai un commento ti dicono che tua madre....ci siam capiti.





E ci sono quelli che ti raccontano per filo e per segno la cosa più banale: apro il frigo che cigola perchè ha otto anni (ricordo quando mio padre lo comprò ai grandi magazzini con lo sconto 20), e si accende la luce dentro. Il salame è lì e sembra quasi invitarmi. Vicino al salame, giace la mortadella e, di fianco, la caciotta. Ma non quella affumicata, no, quella naturale, a pasta filante.



Oppure sono quelli che vanno di "e lui m'ha detto", "ed io gli ho detto", "ma lui m'ha risposto", " al che io non ho potuto non  fargli notare"...



Cioè, io non le ho, ma le avessi, se me le mettessero in frullatore, garantito, preferirei. Piuttosto.





Infine ci sono quelli che hanno il blog rapace: devono cuccare. Sono in internet 24 ore su 24. Come fanno non si sa.





Tra i rapaci, ci sono quelli che vogliono riconquistare l'ex e hanno fatto in modo che qualcuno gli abbia passato l'informazione. In questi blog ti senti come un imbucato ad una festa: senza invito. E' un dialogo tra il mollando ed il mollatore. A volte è un monologo. L'ex non visiterà mai quel blog. Di quello che dice o fa il blogger suo ex se ne sbatte a neve.



 





 



Okay. Tenete pure il blog che volete. Ma permettetemi, ogni tanto, di sbadigliare.





P.S.: dopo questo post, si accettano  commenti sul mio blog con  serafica rassegnazione.



 

mercoledì 30 giugno 2010

Coerenza



 L’Italia ai mondiali di calcio ha fatto pena.
Ma è stata coerente:
ha rispecchiato il nostro ormai ex Bel Paese.





martedì 22 giugno 2010

Impara l'arte e mettila proprio da parte


Che vi devo dire. Sarò sfigata io. Ma non credo.
Cioè non è che la sorte mi arrida, piuttosto spesso se la ride, ma penso che certe cose vanno così perché ormai è così che sono e nessuno, tranne pochi, si stupisce più.
Episodio 1:
Noto ipermercato dichiaratamente a sinistra: direttore maleducato con promoter (me), senza tener conto che sono anche una cliente assidua da 12 anni.
Risultato: non mi vedono più, nemmeno per spenderci 1 misero euro e di questi tempi non è una bella cosa. Alla vigilia del 25 aprile non girava nessuno lì dentro se non per cazzeggiare.
Tra l’altro ho riscoperto i piccoli supermercati: cari allo stesso modo, ma almeno ci metti la metà del tempo a far la spesa.
 
Episodio 2:
Profumeria (nota catena): mi convincono a comprare un rimmel di una rinomata casa cosmetica francese. Una sera lo provo: non solo non allunga un bel niente, ma dopo meno di due ore me lo ritrovo come contorno occhi a fare effetto Gomez degli Adam.
Siccome ho fatto un mutuo per potermelo permettere, lo riporto indietro e spiego alla commessa perché fa schifo e voglio che me lo si cambi. Irremovibile. Cazzi miei.
Risultato: depennata la profumeria dal mio shopping.
 
Episodio 3:
La mia macchina, alla verde età d 12 anni, decide di non partire. Riesco a metterla in modo in qualche maniera e la porto dall’elettrauto che mette la batteria in carica per una notte e me la riconsegna. L’indomani rimango nuovamente appiedata. Torno dall’elettrauto che fa il test alla batteria, dice che è in buona salute, ma che comunque me ne vende un’altra.
24 ore e l’auto mi muore di nuovo. Non era la batteria, ma il motorino d’avviamento. L’elettrauto vuole che gli paghi sia uno che l’altro dicendomi che IO l’avevo autorizzato a montare la batteria. Scusa, pirla, ma l’esperto non sei tu?? E se io ti dicevo che era il motore, cosa facevi, mi cambiavi anche quello?
Risultato: alla minaccia di vedercela in tribunale, capitola e mi fa pagare solo il motorino d’avviamento e relativa manodopera. Una cifra impressionante.
 
Mi chiedo e vi chiedo: è rimasto ancora qualcuno a saper fare il proprio lavoro? Ed a tutelarci?




20071127160545

domenica 30 maggio 2010




 



Il fatto che ti regali dei sospiri
non vuol dire.
Per avermi e conoscermi
devi aprire il pugno dentro di me.





 




 

martedì 25 maggio 2010

Bene bene, male male



Sì, ragazzi, la tanto attesa notizia, che riguardava poi il lavoro, è arrivata ieri ed è positiva! Grazie a tutti voi che mi avete pensata, supportata, fatta sentire meno sola :-)

Però non riesco ad esultare perchè in Italia stanno succedendo troppe porcherie per poter star sereni e godersi il proprio.

Come avrete notato negli ultimi mesi il mio blog è diventato più personale, ho tralasciato volutamente la politica, ma non perchè non sapessi cosa dire, tutto il contrario, perchè ci sarebbe troppo da dire e tutto le cose dette sono le stesse cose dette di tutti e le mie sarebbero solo delle ulteriori gocce in un mare.... ed intanto chi dovrebbe agire non lo fa.



Bravi:







mercoledì 19 maggio 2010

lunedì 17 maggio 2010

Ad un amico




Le Mani della Madre




Tu non sei più vicina a Dio di noi;
siamo lontani tutti.
Ma tu hai stupende

benedette le mani.
Nascono chiare in te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.




Rainer Maria Rilke

sabato 15 maggio 2010

domenica 9 maggio 2010

UN PO' DI CORAGGIO


- Hai mangiato qui?

- Sì

- Si mangia bene?

- Ma sì, noi abbiamo preso la pizza.

- .......  come l'hai presa la pizza? - sorriso che vuol dire "aiuto, non so più cosa dire per agganciarti".

- Alle verdure, - sorriso che vuol dire "lo so, ma stai andando bene".

- Per la linea?

- Ma no, mi piace così.

- ....... Ah. No, perchè le donne troppo magre non piacciono a nessuno.

- Mah, non saprei. Non ne sono tanto convinta.

- Te lo grantisco io.
  ........................ Posso chiederti come ti chiami?

- Sabrina.

- Bel nome. - sorriso che vuol dire "lo so che è una frase fatta che si dice a tutte".

- ................ - sorriso che vuol dire "sei simpatico perchè lo ammetti".

- Io mi chiamo P. Immagino che se ti chiedo il  numero di cellulare non c'è verso che tu me lo dia.

- Immagini bene.

- Vieni spesso qui?

- No, mai.

- Allora non ti rivedo.

- Non credo.

- Non c'è nulla di male, allora, se ti chiedo di poterti risentire.

- .............. - sorriso che vuol dire "ma sì, in effetti, perchè no?"



Al di là del fatto che io possa o meno aver poi dato il mio numero di cellulare, è circa così che si dovrebbe comportare un uomo e direi che non c'è nulla di difficile nè di trascendentale... Capito?


 




 

mercoledì 5 maggio 2010

AI CONFINI CON LA REALTA'


Roba che neanche a Voyager.

Fino ad un paio di  mesi fa una mia ex collega mi mandava sms lacrimosi sul mio e suo licenziamento. Non le credevo perchè nel marciume in cui lavoravo correva voce che fosse una sguaiata e di facili costumi nonostante stesse incartapecorendosi.... ma forse, ora che ci penso, la pecora c'entrava sempre.


 




 



 




Tant'è. L'idillio si è rotto nel momento in cui le ho chiesto di fare fronte comune e di far valere i nostri diritti, soprattutto i suoi dato che, a differenza mia, essendo precaria, non aveva potuto nemmeno sfruttare l'anno di disoccupazione.
Ho contattato anche un'altra ex collega costretta al licenziamento dopo la maternità, che mi ha subito dato il suo appoggio incondizionato, mentre "pantaleta alborotada", in venezuelano "mutanda esagitata" mi risponde che è in Russia...
Va bene. Riprovo dopo un mese. Nessuna risposta.
Al che ieri, sono fatta così, mentre aspettavo di fare il 730 alla Camera del Lavoro, forse m'ha ispirato il posto, le ho ho mandato un sms in cui le dicevo che era un personaggio ambiguo e che aveva mancato un'occasione per riscattarsi. Passa un'ora e m'arriva questa risposta:

Mi scusi.... ma chi sta cercando? Sono Elena Romoli.....


 




 





Da premettere che la mia ex collega non si chiama così e che un numero di cellulare non viene passato in un mese ad un altro nominativo.
Non c'ho visto più. Ho chiamato: nessuna risposta. Dopo venti minuti chiama la fantomantica Elena Romoli.  Le ho vomitato addosso tutto il marcio che penso della mia ex collega per questo escamotage pietoso e per lei che le teneva bordone.


Adesso che sono in altri ambienti, so che si può lavorare in mezzo a gente diversa da quella da cui ero attorniata fino a meno di un anno fa.

E quando passo davanti al mio ex posto di lavoro, compatisco chi è ancora lì dentro. Anche se molti non meritano altro.

 






 

domenica 2 maggio 2010

SIRE, DILEGUOSSI


Siamo su Splinder.
Su Splinder la gente tiene dei blog.
Con i blogger Splinderiani (e non), per quanto mi riguarda, si è instaurata una "specie di amicizia" e scusatemi per aver scritto "specie di", ma per me la vera amicizia è completa solo quando è vis a vis. Su Splinder manca la mimica che dice molto di ognuno di noi.

Con questo cosa voglio dire? Ora vengo e mi spiego: spesso scambio messaggi in pvt con alcuni di voi, donne e uomini, in particolar modo con quelli più assidui sul mio blog (ricambiati) e più di vecchia data. Queste persone leggono i miei post, a volte li commentano ed altre no, e poi magari, proprio per creare una corrente solidale ed amicale, mi scrivono qualcosa in privato.
Ho ricevuto da loro  innumerevoli dimostrazioni di interesse vero nei momenti meno felici di questi due anni in cui esiste questo mio blog e ne sono rimasta stupita e molto colpita. Non pensavo, davvero.

Quindi ci tengo a precisare che da costoro io apprezzo tantissimo i messaggi in pvt, anche quelli più banali, perchè a me basta di sapere che mi pensi anche un minuto, perché io so accontentarmi anche di un semplice saluto, scrivimi! :-)

 






Insomma! Non tergiversiamo. Volevo dirvi che non capisco, (oppure li capisco fin troppo) perchè un emerito sconosciuto, partorito dal big bang del web, approda da me in privato, senza aver mai letto una riga del mio blog ed esordisce come in chat.
E va bè, lì ancora ti dici che il blogger vuole prima instaurare un pò di amicizia, ma che poi leggerà i tuoi post.... e tu i suoi.
Ma...oh surprise! Non ha un blog. Di fianco al suo nick c'è solo la casetta.
Bah. Allora vai al profilo. Nè età, nè città, nè nomi, cose, frutti, animali...ah no, quello è il gioco dei nomi cose città.
Comunque. Un' anonima anima in pena Splinderiana che viene a rompere gli sgnaus a me.

Fe-ferma. Uno di loro è stato fantastico: ha chiarito di essere sposato, ahà, due figli, ahà, ma sua moglie, quello gliel'ho fatto sputare io, non sa che lui, parole testuali, si confronta in internet alla sera.
Gli rispondo che un atteggiamento del  genere mi farebbe inczz parecchio se fossi la moglie e lui no no è una forma di protezione, come quando non le dico che corro in auto.
Commentate voi.....

 




 



Ma l'ultimo è troppo avanti. Copio/incollo l'ultimo messaggio:
IO: Ho visto che non hai un blog. Come mai?
LUI: Quando uno Studio vince una Gara con una Amm.ne Pubblica, deve garantire il buon esito del Lavoro -entro i termini previsti dal Contratto-  mediante fidejussioni.
Questo significa che in caso di ritardo eccessivo l'Amm.ne incamera la somma della fidejussione e successivamente segnala l'accaduto alla Autorita' di Vigilanza dei LL PP per eventuale estromissione dello Studio dagli Albi dei Soggetti Abilitati.

Ecco cosa intendo per priorita' - credo che il tatto c'entri ben poco ... e' un fatto di sopravvivenza.


 



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Adesso io m'aspetto che, contro ogni previsione e forse perchè non ho risposto loro,  questi due galantuomini mi leggeranno ed attendo ansiosa le loro risposte.
Oppure è più facile che telino. Come sempre, del resto.


 



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giovedì 29 aprile 2010

UN ITALIANO VERO



QUESTO MERAVIGLIOSO BIMBO E' IL MIO NIPOTINO. E' ITALIANO, FIGLIO DI ITALIANI, ANCHE SE VIENE DA LONTANO.

NON POTREMMO AMARLO DI PIU' SE AVESSE UN VISO DIVERSO.

BUONA FESTA DEL LAVORO A TUTTI GLI ITALIANI D'ITALIA.