venerdì 11 settembre 2009

Le sottili, pesanti catene

Ci sono catene invisibili che ti legano a qualcuno o a qualcosa senza che neanche tu comprenda come sia possibile. Spesso passiamo anni intrappolati in una ragnatela immaginaria che – se davvero lo volessimo - basterebbe un niente a squarciarla. Come quando facendo le pulizie domestiche, senza troppi complimenti, sfrattiamo con un colpo di scopa l’ospite indesiderato annidatosi in un angolino del soffitto.


Restiamo in quella gabbia dalle sbarre fragili e sottili senza essere capaci di spezzarle con un movimento leggero della mano. Al contrario, ne custodiamo gelosamente l’integrità, ne ripariamo le rotture, incolliamo amorevolmente i cocci.


Poi ci lamentiamo per anni della nostra assurda situazione, ma non abbiamo il coraggio di smettere, di fare un’unica scelta drastica, quella definitiva, che sappiamo ci farebbe stare meglio. Invece è più comodo piangersi addosso, tenersi un partner fonte di ripetute delusioni, continuare a vivere nel posto che si odia, tornare tutte le mattine in quel posto di lavoro in cui l’umiliazione è all’ordine del giorno.


I soliti “tuttologi” direbbero che agiamo così perché non ci amiamo. Sì, in parte è vero. Ma a volte l’amore per sé stessi non basta. Perchè spesso dalle nostre scelte dipende la vita, la tranquillità, di altre persone, e si dovrebbe essere capaci di egoismi mostruosi per fregarsene altamente di tutto e di tutti.


Quindi sarebbero necessari l’amore totale verso la propria persona in concomitanza con l’egoismo più assoluto. E poi, cos’altro? Lo sappiamo tutti, cos’altro. È troppo brutto da dire? Diciamolo, invece: i soldi, ci vogliono i soldi.


Eh già. Perchè possiamo anche cercare di eliminare ciò che non va, ciò che proprio non ci piace, così, di punto in bianco. Ma se non sei di indole drastica, se non sei un egoista coi fiocchi, è tutto inutile.


Possiamo trasferirci, col beneplacito di amici e famigliari, in un posto esotico. Ma senza soldi non sali nemmeno sull’aereo.


La realtà dei fatti è difficile da accettare. Il più delle volte una donna non si separa dal marito violento in quanto non ha i mezzi economici per farlo. O tante altre pensa al benessere dei figli e non trova il coraggio necessario o un’alterativa possibile a cui aggrapparsi. Sa che sarebbe un bene, ma le catene sono più resistenti della razionilità.


L’uomo che vive lontano dalla sua terra lo fa per i soldi che riceverà a fine mese. E pensa ai cari che con quei soldi possono vivere una vita dignitosa.


Chi non lascia il lavoro mortifcante sta pensando alla sua famiglia, si concentra sullo stipendio.


Ecco di cosa sono fatte sbarre e catene: di altruismo forgiato col ferro e di necessità rivestita d’acciaio.

4 commenti:

  1. Profonde queste tue riflessioni. Mi fanno pensare a tutta la mia vita. Quante catene! Non sono sicura però che sarei vissuta meglio senza alcune di esse che col loro peso, a volte mi hanno fatta sentire a posto con la coscienza. io purtroppo ho sempre dovuto fare i conti con una coscienza dei doveri molto rigida. Forse colpa dei tempi della mia educazione familiare. Ciao

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  2. Altruismo forgiato col ferro e necessità rivestita d'acciaio in un mondo molto spesso fatto di carta.

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  3. molto vero quello che scrivi, certe necessità ci frenano e il ricatto economico è spesso più che palpabile.

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  4. ciao Pitunpi

    belle le riflessioni che ti poni... soprattutto utili per tutti noi...
    e per questo mi vien da riflettere sulle tue parole.....

    noi vediamo un uccellino in gabbia e la nostra sensibilità ci suggerisce

    "povero.....tutta la vita in gabbia..."

    l'uccellino vede noi dalla sua gabbia , e la sua esperienza gli fa pensare....

    "povero.... tutta la vita in gabbia..."

    domanda : chi e perchè vive la sua vita in gabbia...?
    che cosa significa "LIBERTA'.."

    il concetto di libertà è uguale er tutti noi esseri viventi su questo pianeta.. o per meglio dire, in questa dimensone ?

    mi scuso in anticipo per la lungaggine del commento.....e per l'intrusione

    gigipaso

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