giovedì 30 aprile 2009

LAVORATORI

Mi sono chiesta:


HA ANCORA UN SENSO LA FESTA DEI LAVORATORI DOPO CHE CI HANNO TOLTO TUTTI I DIRITTI ACQUISITI IN DECENNI DI LOTTE, PRIMO FRA TUTTI QUELLO DELLA CONTINUITA'?


Sembriamo tanti dementi...


Ma  che festeggi imbecille!?


martedì 28 aprile 2009

SOGNO O UTOPIA?

Secondo alcuni, uno dei sogni delle donne è affermarsi sul lavoro.  L’ argomento più diffuso sulle riviste femminili, dopo il sesso, è senz’altro la carriera.


Ci raccontano che il cruccio della stragrande maggioranza delle donne è la parità di trattamento e stipendio tra uomini e donne manager .




 


E molti sembrano ignorare, perché ormai siamo tutti nel tritacarne assurdo della nostra esistenza, che la maggior parte di noi donne svolge un lavoro comune, che so, operaia, impiegata, commessa, senza possibilità di carriera, percepisce uno stipendio nemmeno sufficiente ad arrivare a fine mese, fa salti mortali per conciliare il tutto con la famiglia, rinunciando automaticamente al tempo da dedicare a sé e mandando giù parecchi bocconi amari.


 


Se ancora non si è capito, molte di noi non sono per niente interessate alle vicende delle dirigenti con le palle che devono ottenere gli stessi diritti degli uomini (l’argomento va affrontato, ma NON come se fosse il problema cruciale di ogni donna) e neanche, se proprio lo volete sapere, a svolgere lavori che quando sono noiosi ci si dice “poteva andare peggio”, malpagati e malripagati.


A quelli che tanto blaterano di parità dei sessi negli uffici che contano, dico open your mind e che si guardino realmente intorno perché, specie una donna che ha famiglia, se fosse messa in condizioni di poter scegliere, starebbe volentieri di più a casa a curarsi i figli ed a dedicarsi a se stessa.


C’è un esercito di donne che lavora perché DEVE non perché VUOLE.


Spesso il mestiere che svolgiamo è un ripiego,  non il frutto di studi o di inclinazioni personali, le soddisfazioni sono poche e si lavora per tirare avanti (a fatica) la carretta. Punto.


 




Di questo dobbiamo parlare, secondo me, di una società più giusta che permetta alle donne di effettuare una scelta consapevole che non le costringa a fare una vita impossibile per poter accudire i figli, tenere la casa ma, SOPRATTUTTO, essere super puntuale ed efficientissima sul lavoro.


I figli hanno bisogno di essere ascoltati, seguiti,  altro che quality time!  Noi invece riusciamo solo a dar loro da mangiare e da vestire. E tutti a dire che sono fortunati.


 


Ma mi voglio rovinare, come dicono i venditori ambulanti: per tutti quelli che, come pecore in un gregge, pensano che le donne abbiano ottenuto chissà cosa con la legge che tutela la maternità io vi dico: SVEGLIAAAAA!


Vi pare una tutela il fatto che si debba lasciare  un figlio di TRE MESI al nido, alla baby sitter, alla nonna?? E che se prendo l’aspettativa in busta trovo solo un’elemosina o niente del tutto…


Ma siamo impazziti? Cioè io faccio un figlio e, per potermelo permettere, devo lavorare tutto il giorno delegando ad altri la sua crescita ed educazione. Alla sera, stanca morta, tra la spesa, la cena, rassettare e lavarmi, il figlio sono costretta a piazzarlo davanti alla tv.


E poi ci lamentiamo della società di oggi, dei giovani, della maleducazione e qui mi fermo perché non voglio calcare troppo la mano.




 


Invece di considerarci delle miracolate, guardiamo in faccia la realtà: ci hanno dato il contentino e non l’opportunità di scegliere, a meno che non si abbia una condizione economica florida.


Non dico che ci debbano “campare”, ma se invece di costruire i nidi che comunque non bastano mai ed ai quali, assieme alle baby sitter, va più della metà dei nostri stipendi, quei soldi fossero investiti per far delle leggi che consentano a chi ne fa richiesta un part-time, un lavoro condiviso, un telelavoro, (infatti moltissimi mestieri si potrebbero tranquillamente svolgere nella propria abitazione) ed utilizzati per  adeguare gli stipendi, non sarebbe un mondo migliore?


I part-time sono merce rara e comunque non tutti possiamo permetterci di guadagnare solo metà dello stipendio.


 


E allora, se davvero volessimo realizzare un sogno ambito da molte donne, dovremmo investire e poi investire ancora per forgiare una mentalità completamente diversa e creare le condizioni sociali ed economiche per poter fare delle scelte che, mai come oggi, devono essere sensate.


La famiglia è la base della società, ma è necessario dare una base alla famiglia.


 




Se al nido ci andassero solo i figli delle manager, si potrebbero contare sulle dita di una mano….


 



 


 


 


http://www.vitadidonna.it/gravidanza_00000b.html


 


 


http://www.cartaservizi.info/notizia.php?id_new=158&id_tar=&id_tpn=&pagina=1


 


 


http://www.matrimonio.it/forum/viewtopic.php?t=3700&start=110&sid=c6e70cd66c5664b883a4bb458f0e7d4b


 

domenica 19 aprile 2009

RINASCERE SU UNA PANCHINA






 






Film strano Caos Calmo. Strano come il suo titolo.


O caos o calmo.


Ed invece è sorprendente, ma forse neanche tanto vista la sua bravura, come Nanni Moretti riesca a farci penetrare nello sconvolgimento totale dell’ esistenza apparentemente anestetizzata di Pietro Paladini, travolto da un dramma profondo: una moglie che muore all’improvvviso e la scoperta che di lei non sa quasi nulla.


Un matrimonio come tanti, adagiato nella quotidianità, nell’assenza di preoccupazioni gravose, il cui unico punto fermo è determinato da Claudia (Blu Yoshimi), la figlia.




All’improvviso Pietro viene assalito dalla paura di perderla, decide quindi di fermarsi ad aspettarla su una panchina dopo il primo giorni di scuola. Rimarrà su quella panchina per diverse settimane.


“Non sto seduto qui, su questa panchina, mi muovo”- elabora, in questo particolare modo, il suo lutto.


Il personaggio sembra soffrire più per la mancanza di emozioni nei confronti della scomparsa della moglie, che per la rivoluzione che questo tragico evento comporta nella sua vita.


Ed aspetta un dolore che non arriva.


In compenso si crea un microcosmo di persone con cui Pietro interagisce: capi e colleghi, il fratello, la ragazza che porta a passeggio il cane, la cognata, il bambino down, la donna salvata da lui.


In quel luogo di distensione, con i grandi alberi che fanno da cornice, Pietro trova conforto.


I suoi compagni di lavoro riversano su di lui frustrazioni, aspettative, chiedono consigli, propongono, fanno pressioni.




E lui rimane lì, imperterrito, a dire che delle loro offerte non gliene frega niente. Solo alla fine la sua attesa acquisirà un senso: imparerà a scendere a patti con se stesso.  


Considerazioni tinte di rosa shokking:


Pietro Paladini è un privilegiato: ricco, stimato sul lavoro, può permettersi di inserire la pausa nella sua vita.


Le disgrazie, i brutti momenti, i blues, capitano a tutti. Non sarebbe una società più umana, giusta, comprensiva, se potessimo prenderci il tempo di cui abbiamo bisogno per risollevarci?


Ci risparmieremmo tonnellate di psicofarmaci “stampella” se potessimo, in certi frangenti, fermarci per un po’, guardarci dentro, coltivare il silenzio, circondarci dagli affetti più cari.


La verità è che è sempre e solo una questione di posizione, di prestigio, di denaro.


I soldi non fanno la felicità… figuriamoci la povertà, diceva qualcuno.


A noi comuni mortali, ma solo in caso di lutto stretto, ci spettano tre giorni di permesso dal lavoro.


TRE GIORNI, okay?


Se ne vuoi degli altri, o ti fai venire in fretta un’influenzina e mandi tempestivo certificato oppure chiedi permessi non retribuiti. Ma devi avere le spalle coperte quindi siamo sempre lì.


Darti le ferie è a discrezione dell’azienda.


Se poi sei giù per altri motivi che possono comunque essere gravi, non te lo sognare neanche di startene tranquillo e se ti prendi qualche giorno di malattia, occhio, che non si sappia sul lavoro, se no vieni tacciato per sempre come depresso o esaurito e ti saluto.


Tra l’altro, amici, parenti, colleghi, ti ripeteranno che devi “riprender la tua vita”, e  la “tua vita” non è altro che andare al lavoro.


Ammazzati di lavoro e non pensare.




I fortunati, che pur nella sfiga più nera, possono decidere di metter gli stop alla propria esistenza sono sempre i privilegiati, quindi.


L’attore hollywoodiano alcolizzato che capisce di essere al limite va in una casa di cura di lusso fino a data da destinarsi; il calciatore strafatto entra in una clinica privata a cinque stelle e ne esce dopo mesi come nuovo; l’industriale colpito da grave lutto si rifugia alle Mauritius (nessuno gli ridarà il caro estinto, ma vuoi mettere?).


Pietro Paladini, manager, rinasce sulla  panchina di un parco. Capi e colleghi vanno a trovarlo lì se hanno bisogno. A lui non importa un fico secco di essere licenziato.


È benestante.


Si ferma, si prende il suo tempo.


Il lavoro è l’ultimo dei suoi pensieri.                               


Approfondimento:


i congedi parentali: qui

martedì 14 aprile 2009

DEPRE



PEPEREPEPEEEEEEEE!!!


A RACCOLTA!



STRUZZO:  ROMA?? MI FIONDO!


BEER: SEI UN INSOLENTE :-)


PER TUTTI: SIETE MITICI


VOLETE SAPERE COM'E' FINITA? ECCO:


Non era fissazione. Non era ansia. Non era stress. E' bronchite cronica forse accompagnata da un bellissimo enfisema.


Causa? Sono un ex fumatrice. Ironia? Quando fumavo (fino a pochi mesi fa) stavo bene.


Morale? Il fumo, il troppo fumo, fa malissimo.


Prendi e porta a casa....



§§§§


 



A me sta succedendo questo: da circa dieci giorni ho l'affanno anche solo ad alzarmi da una sedia o a fare due gradini, non ho tachicardia ma avverto strani movimenti a livello del cuore, spesso ho un senso d'oppressione al torace. Una tosse stizzosa condisce il tutto.



Non vi ho fatto l'elenco dei miei malanni per avere una diagnosi ma perchè, in questo mondo immondo, tutti, per ogni cazzata che hai, ti danno della stressata con problemi psicologici. Tutto è a causa dello stress. E' ansia. Finanche i dottori, senza escludere altri problemi fisici, ti guardano con compassione e ti allungano l'ansiolitico.


NON LO PRENDO!


Vacca miseria, se dico che avverto questi  sintomi, fissi, tutte le volte che faccio un minimo sforzo, perchè tutti si coalizzano nel pensare che è colpa del tempo che viviamo?


Anche quelli che mi stanno intorno...non mi sento capita e m'incazzo come una iena all'alba. (Non  lo so, ma secondo me all'alba è più arrabbiata, sai com'è, appena svegli...).


Io c'ho la bronchite e se stasera quel minchione di dottore non me la trova, gli mando per aria quella schifezza di ambulatorio che si ritrova.


Vi sembro sclerata???????????????


Davvero, ragazzi, lo stress ce l'ho, ma non respiro bene...aiuto....


venerdì 10 aprile 2009

Auguri

 



 


Buona Pasqua


e scusatemi se, involontariamente, qualche volta ho offeso qualcuno...


...purtroppo continuerò a farlo.


mercoledì 8 aprile 2009

U TERREMOTO

Ieri sera per puro caso ero sintonizzata su Striscia: era tutta una propaganda al nostro sommo capo tribù, augh!,  e tutto un paragone con altri terremoti non annunciati del passato.
Come dire: mica solo noi.
Ma vaffanculo!
Non parliamo poi di Vespa e di quell'altro imbecille, del quale manco conosco il nome, quell'emerito nessuno di canale 5.
Sciacalli.
Ed il calcio, verso mezzanotte, andava commentato, che scherzi! Tutti con l'ipocrita banda nera al braccio, ma tutti a sbattersene le palle dell'Abruzzo.



Un amico, Breddy, fa notare sul suo sito che Mercalli, già ad inizio secolo, asseriva di poter prevedere i terremoti. Cito:


"La sismologia non sa dire quando, ma sa dire dove avverranno terremoti rovinosi, e sa pure graduare la sismicità delle diverse province italiane, quindi saprebbe indicare al governo dove sarebbero necessari regolamenti edilizi più e dove meno rigorosi, senza aspettare che prima il terremoto distrugga quei paesi che si vogliono salvare” (Giuseppe Mercalli, su Rassegna nazionale, dopo il terremoto del 1908)


Non è questione di polemica, lo so che adesso bisogna agire e piangere i morti, ma non posso fare  a meno di chiedermi perchè la vita umana vale così poco.



 

lunedì 6 aprile 2009

FERRARISTA

Ecco, vedete: si fa tanto parlare di razzismo ed invece


 un vietnamita, con la massima spontaneità,


 diventa figlio, amatissimo, di due italiani che


vedranno ben oltre i suoi occhi a mandorla, che pure


adoreranno di lui.


 


 


Emanuele Ferrarista

venerdì 3 aprile 2009

Non siamo in osteria

"MISTER OBAMA!!!"



Dapprima ho criticato Tardelli ed il Trap perchè durante la partita di mercoledì hanno applaudito contro l'Italia.


 Poi ho capito: vogliono convincere tutti di non essere italiani.


Si sono dissociati. Bene, anch'io da stamattina simulo un vago accento straniero...ma mi viene da piangere...