martedì 31 marzo 2009

STAI DOVE VUOI BASTA CHE MI RISPETTI

 



Potremmo star qui a disquisire dei giorni sul perchè per tanto tempo a noi donne, ed a tutta l’altra metà del cielo, sia piaciuta così tanto la frase “dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna”.


Le femministe sfegatate potrebbero perdere il sonno solo per quella preposizione: dietro.


Ma sarebbe inutile ormai, fiumi di parole sono state dette e scritte a questo proposito e tutti abbiamo concordato, più o meno felicemente, che gradiamo di più stare di fianco, accanto, al limite nei paraggi o, perché no, essere protagoniste, grandi, e che vicino a noi ci sia un grande uomo.




Ma mi sa che è come la réclame del pennello: ci ritroviamo quasi sempre un uomo… grande. Di età, di fisico, piedoni, manone, che bocca grande che hai, insomma, tutto grande (che in certi casi, parliamoci chiaro, non dispiace), ma di spirito, anima, cervello, spesso, non c’è traccia.




Chi mi legge sa che sono una che sovente tende più a “scagliarsi” contro le donne, perlomeno, contro una tipologia di donne che, a mio parere, rema a sfavore di tutte le altre. Quindi non voglio assolutamente che alcuni uomini, straordinari, si risentano e spero capiscano il senso di ciò che sto per scrivere. Piuttosto, sono sicura che s’indigneranno quelli che si riconosceranno in ciò che sto per scrivere.




Di frequente, nelle strette vicinanze di donne eccezionali, s’intravede una fauna di maschi che va dall’imbecille, all’insicuro cronico, al pazzo geloso, al competitivo, giù giù, fino al mostro, al violento, al distruttore di corpi e di volontà.




Ci sono donne speciali che sopportano con stoicità delle emerite nullità che non vogliono assolutamente stare dietro e che addirittura sgomitano per passar davanti, dannandosi anche per anni senza mai riuscirci (ed essendo ben consapevoli che mai ci riusciranno), in un crescendo di frustrazioni che esplodono poi in rabbie cieche.


Da qui le sevizie psicologiche, la sottile ma resistente ragnatela del vuoto che riescono a tessere tutt’intorno alle loro mogli, compagne, fidanzate, per isolarle affinché non possano confrontarsi con nessuno, per non farle pensare, paralizzando le loro azioni, creando sensi di colpa e vergogne che solo loro, esseri vigliacchi, dovrebbero provare.


Da qui alle cronache nere è un attimo.

Sono certa, e le notizie purtroppo mi danno ragione, che troppo spesso le donne che subiscono violenza sono persone in gamba, coraggiose, brillanti, avvenenti, che non si sono amate abbastanza ed hanno avuto la sventura di incappare in uomini che hanno colto questa loro “debolezza” approfittandosene meschinamente.




Di chi è la colpa allora? Di lui? Indubbiamente. Di lei che lo permette? Certo, ma con una, cento, mille attenuanti.


Una per tutte: la società.


Ancora, oggi, passano alcuni pensieri che si tramandano, fin dalla notte dei tempi, di madre in figlia:








-BISOGNA SOPPORTARE-


-E’ TUO MARITO E COSI’ LO DEVI ACCETTARE-


-LA DONNA E’ L’ANGELO DEL FOCOLARE-


-NON STA BENE CHE UNA DONNA SI ARRABBI O SI RIBELLI-


-BISOGNA TACERE PER QUIETO VIVERE-






Ancora oggi, ancora oggi….






Ed allora, a chi tuttora ha queste parole in testa, io chiedo assieme a tutti quelli che ogni giorno sono impegnati nella lotta contro qualsiasi tipo di violenza nei nostri confronti, dalle botte allo stalking, dalla rivalità professionale alla persecuzione, di non tollerare, di non rassegnarsi, di fare il diavolo a quattro, di incazzarsi, rivoltarsi, gridare il proprio dolore a tutti quelli che possono dar loro un aiuto.




E tornare a pensare positivo. Perché non è vero quello che ci hanno sempre raccontato: gli uomini non sono tutti uguali











'Cause when you feel like you're done
And the darkness has won
Babe, you're not lost


When your world's crashing down
And you can't bear to fall
I said, babe, you're not lost




(Michael Bublè)








I link di Sabrina:




http://www.vitadidonna.it/copia_di_vita_di_000033.html




http://www.noallaviolenza.donnamoderna.com/








domenica 29 marzo 2009

Herbalife

Ma l'avete visto oggi? Anzi, li avete visti?


Su tutte le sue reti, attorniato dai suoi, con le donnicciole ben in vista, addirittura il coro. Non ci credo. Non ci credo. Non possiamo essere caduti così in basso.



Sembrava un meeting di Herbalife. Non ho mai partecipato, ma li ho vsiti in rete. Sabato sera in tv ho ascoltato con occhi a palla cosa fanno dire ai giovani a queste convention o come cazzo si chiamano: il nostro leader, il nostro eroe, il nostro guru.


Gesù mmmio. Ma l'Italia, dov'è? Ma chi siamo?


Per forza poi un'avvocatessa, intelligente, perspicace, per carità, balza alle cronache per aver detto, alla fin fine delle sonore ovvietà. Diciamocelo. C'è gente in rete che si espone da una vita molto di più. Potrei citarvene,così, su due piedi,almeno una decina.



Ma, a quanto pare, la rete colpisce fino ad un certo punto. Bisogna andare alle mega riunioni e cantarle dure sul muso. Anche se sono ovvietà. Anche se siamo dei pinco pallino.


E speriamo di non dover sempre buttare addosso la croce alla sinistra per le sue, ormai grossolane, mancanze. Perchè so che sono queste mancanze ad aver permesso a quella gente d governarci.


giovedì 26 marzo 2009

EMA


Tra poche settimane arriva dal Vietnam il mio nipotino, Emanuele Pahm





Emanuele 2


 


Emanuele


 


Ciao, bellissimo tesoro!

Le massime di Massimo

 


 


    Il mio capo dice:


 


-          non son tutte rose e viole


-          per mari e per terra


-          non hai capito (e non “non mi sono spiegato”)


-          non spiaccica una parola


-          fai uno sghiribizzo (scarabocchio)


-          non gli fai uno sfavore


-          parlando dello scotch:  è roba buona… silent…


-          tornerete qui ed avrete il sorriso che vi squilla


-          non faccio i conti al vento


-          ad un certo punto c’era uno sbivio


-          veloce come il sole


-          si fa fatica a far risultare un cielo azzurro quando ci sono delle nuvole


-          smorzare gli angoli


-          è come dare testate contro una montagna


-          a chi gli dice “ a far del bene lo prendi nel c…” lui risponde “io sono aperto da tutte le parti”



... eppure ora che non è più il mio capo... quanto mi dispiace...

lunedì 23 marzo 2009

COME SMONTARE UN UOMO IN POCHE MOSSE















Molte donne si lamentano per la latitanza sessuale dei maschi e per la mancanza di iniziativa che si riscontra anche sotto le lenzuola. E’ vero, i tempi sono cambiati e non ci sono più gli uomini di una  volta.
Ma prima di dar la colpa ai luoghi comuni e ai mutamenti che effettivamente sono una realtà, sarebbe utile farsi un velocissimo esame di coscienza per escludere un’eventuale nostra imperizia.
Inutile far le finte tonte: sappiamo benissimo che, quando vogliamo, sappiamo smontare anche uno appena tornato, dopo anni su un’isola deserta.
Come? Date un occhio qui:

•    indossando biancheria che chiamarla consunta è un eufemismo, con tanto di elastico slabbrato e quel colorino grigio can che fugge che assume qualsiasi indumento dopo diciottomila lavaggi.
Ci assolviamo dicendoci che preferiamo la comodità, ma sappiamo bene che è solo sciatteria, dato che c’è una vasta via di mezzo tra gli strumenti di tortura denominati perizoma e push up e i mutandoni della nonna.




•    depilandoci solo per le feste comandate, facendo finta di ignorare che, specie se usiamo la zappetta,  dopo un po’ ci ritroviamo del filo spinato attorno alle gambe che, avvinghiate a quelle di lui, producono al poveraccio delle piaghe perenni. Se usiamo la ceretta, bisogna in ogni caso comprendere che, soprattutto d’estate, la pelliccia può irritare e che, vederla crescere sulle estremità, non è proprio l’ideale per i maschietti.


•    pur prendendo l’iniziativa, alcune devono recitare comunque la parte delle finte ingenue, dando ad intendere di avere sì un’infarinatura della faccenda, ma che di preciso, "help me Popeye!", non sanno bene cosa fare. I malcapitati, dopo mesi di lezioni, esausti, le rimandano a settembre

•    pretendendo ogni santissima volta che l’ambiente sia romantico, che lui si presenti coi fiori, che dica almeno quindici volte “ti amo”, che i preliminari siano lunghissimi, che faccia così, che si muova cosà. E’ comprensibile che, dopo sette ore di fatiche disumane, del sacro fuoco non rimane che una miseranda cenere… se va bene.



•    facendo le statue di cera, mute e immobili, costringendo lui ad interrompersi ogni trenta secondi, specchietto alla mano, per verificare se respiriamo ancora.

 

•    facendo le tremendamente sexy e quindi sprecando tempo ed energie nell’essere il meno naturali possibile, assumendo posizioni plastiche ridicole, controllando i muscoli facciali uno per uno, temendo per il trucco…insomma, fingendo spudoratamente. L’intenzione è ottima: far ribollire il nostro lui, ma la modalità, ahimè, è esagerata e lo spegnimento del partner, automatico.



•    stessa sorte spetta a chi cerca in tutti i modi, leciti o meno, di nascondere la pancetta, la cellulite, il doppio mento, i cuscinetti... (spero non tutte queste cose messe insieme), con il risultato di sembrare una contorsionista sfigata.

Penso che l’erotismo sia soggettivo e che riuscire a trasmetterlo dipenda  unicamente dal non fingere di essere ciò che non siamo, fidandoci di noi e ignorando, almeno in quei momenti, i nostri difetti.
Dopotutto se  lui è lì con noi vorrà ben dire qualcosa, no?
…ed attenendoci, senza esagerare, alle più basilari regole di cura personale.
Ce la possiamo fare!







venerdì 20 marzo 2009

RANDAGIO A CHI?



REMAKE


Io vi odio.


Odio quei comuni inutili che, oltre a perpetrare tutte le bassezze che ogni comune italiano che si rispetti perpetra, non si occupa degli animali.


Soprattutto dei cani randagi. poi, quando capita la disgrazia, com'è accaduta a quel bimbo siciliano sbranato dai cani, quegli inetti del tg non fanno altro che spacciare i cani come dei serial killer e mostrano filmati crudi su come li accalappiano.


Su Libero fioccano le immagini dei cani mentre ringhiano con espressione minacciosa.



I cani sono animali, siamo noi che dobbiamo educarli, gestirli!! Se  azzannano una persona, non possiamo prendercela con loro, ma col padrone, se ce l'hanno, o con il comune, se sono dei vagabondi.



Inutile gridare al mostro! Io stessa ho visto interi branchi di randagi in Sicilia e Puglia, malnutriti, malati, sporchi. Un cane così, al pari di uno che viene allevato a botte e violenza, è un potenziale pericolo per i passanti. Ma, ripeto, loro seguono solo la loro natura di animali, siamo noi a dovercene occupare ed a far sì che nessun cane debba MAI trovarsi in situazioni del genere o di essere maltrattato.


COMUNI D'ITALIA: se chi vi sta a capo non capisce un'acca di animali e non ha amore per cani, gatti, ecc. chiedete a gran voce che ci sia una minchia di assessore che possa nutrire un minimo d'interesse per queste tematiche e che abbia un briciolo di pietà per questi cosiddetti randagi.


Chiedete a gran voce che i vigili urbani, anzichè fare sempre multe su infrazioni che loro per primi infrangono, aiutino a debellare ogni forma di violenza sugli animali.


Nell'interesse di tutti.

martedì 17 marzo 2009

Uelassssss

Ciao bella gente,


sono io ad essere curiosa stavolta ed è da un pò che mi chiedo "ma i ragazzi (si, anche tu Breddy, anche tu Censorina, perchè la vostra vivacità ed arguzia vi toglie almeno almeno trent'anni) COME MI VEDONO?"


E quindi vi chiedo:


1- quanti anni pensate io abbia?



2- che lavoro pensate io faccia?



3- che situazione famigliare pensate io abbia?



4- in un aggettivo, che persona pensate io sia?



5- in un aggettivo, che difetto caratteriale pensate io abbia?



6- come pensate io sia fisicamente?



 



E dài, mollate Faccialibro e ditemi tutto! Poi io vi dirò se ci avete preso


Un bacione!

domenica 15 marzo 2009

A raccolta miei prodi!

Miei cari seguaci.


Mamma mia...


Miei cari lettori.


Che presunzione!


Miei cari amici.


Un pò esagerato.


Miei cari.


Così va bene.


Vi chiedo d'incrociare le dita per me, ma solo se lo ritenete opportuno. Per scaramanzia, essendo un pò superstiziosa (aspetto anche delle ore che passi un altro se mi ha tagliato la strada un gatto nero), non vi dico subito cosa spero mi vada bene ma, promesso, se v'interessa  lo saprete. Anche se va male.



Ed è qualcosa che ha a che fare con voi.



Curiosi eh?


Vi abbraccio tutti tutti :-)

giovedì 12 marzo 2009

NON C’E’ PIU’ RISPETTO (NEANCHE TRA DI NOI)




Mi capita spesso di pensare a noi donne, in generale.


Sono tanti gli episodi che possono darmi spunto e vorrei, oggi, cominciare con alcuni, apparentemente innocui ma, a mio avviso, molto significativi.


Succede quasi sempre in concomitanza di un fatto, anche banale, tipo essere al supermercato a fare la spesa e vedere una donna caricare sul carrello più confezioni da sei bottiglie d’acqua, mentre il marito cazzeggia poco lontano, con le braccia dietro la schiena. Oppure: marito al volante, moglie che scende dall’auto con bimbo tenuto saldo con un braccio e tanto di borsone enorme che pende dall’altro. Lui rimane fermo col posteriore ben incollato al sedile, sguardo fisso in avanti. In una delle varianti possibili, lo si può osservare mentre fa le pulizie generali nel naso.


Essendo un’ impulsiva, mi limito ad avvicinarmi ed a sussurrare all’omino di turno, con un sorriso al vetriolo, che è un parassita deficiente o gli lancio un’occhiataccia con aria significativa (dipende dalla gravità dell’accaduto), ma dopo non mi rimane la rabbia per l’episodio in sé che, come potrete immaginare, spesso sfocia in lite dato che l’uomo medio non vuole mai sentirsi dire che è meno che fantastico ed anche perché, udite udite, la donna lo difende! No, niente rabbia. Piuttosto mi preme capire quali responsabilità abbiamo in tutto questo noi donne, perché non possiamo ragionevolmente pensare di dare la colpa sempre e soltanto agli uomini, che pure fanno la loro parte alla grande ora di metterci i bastoni tra le ruote.



Insomma, perché, nonostante tutto, fin dai minimi particolari, gli uomini non ci rispettano.


Secondo me, ad un certo punto, e vuoi il dilagare della “uoma”, e vuoi gli stilisti che c’imponevano le spalle da giocatore di rugby, e vuoi la donna con le palle, c’è stato un misunderstaning tra quello che contava ottenere e le cavolate e si è prodotta quella frattura che, dapprima è stato un quasi impercettibile “crick” per poi trasformarsi in un sonoro “sbadabam!”.


Insomma, intermini di rispetto & co. non siamo messe meglio delle nostre nonne, anzi.


Adesso, da quanto naso in giro, l’aria sta cambiando, remi in barca fanciulle!


E direi che sarebbe utile guardare alle cose che possiamo concretamente fare, dandoci dentro per cambiare il meccanismo che fa sì che la situazione femminile, sotto certi aspetti, non sia cambiata in meglio. Evidentemente abbiamo imboccato una strada che si è fatta via via sempre più stretta.


La donna con gli attributi maschili non convince, ci vuole una donna sì decisa, sì alla pari, ma femmina. Sono convinta che alla lunga otterremo quello che vogliamo: la vera parità basata proprio sulla diversità.




E, hai visto mai?, gli uomini sfodereranno i muscoli al supermercato e solleveranno, fieri, le confezioni d’acqua.


Ma la lista della spesa l’avremo comunque compilata noi.




martedì 10 marzo 2009

Non son degna di te













     



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 








La vita di una separata o divorziata non è facile.


Il matrimonio, lo sappiamo, non è la meta di una vita a due, ma l’inizio e, durante questo cammino, può succedere che, ad un certo punto, si prendano strade diverse e si apra un nuovo capitolo della propria esistenza fatto di tanti problemi nuovi, piccoli, medi, grandi ed enormi, che sembrano non aver aspettato altro che la parola fine del matrimonio stesso per manifestarsi. 


Ti separi perché pensi che così non ce la fai più, perché sei stufa delle litigate o dell’indifferenza o della noia, oppure ti sei innamorata di un altro. Dopo tanto valutare, ponderare, soppesare, prendi questa grossa, sofferta decisione. A volte la subisci per gli stessi, identici motivi appena elencati.


In ogni caso e per forza di cose, le rogne di tutti i giorni che avevi col coniuge, finiscono: non si vive più insieme, lo si vede poco, nessuno ti aspetta a casa imbufalito perché deve riprendere il discorso della sera prima.
Ma è una pia illusione che dura pochi giorni, se si è fortunati, poche settimane.
 


Arriva il nuovo plotone di rogne, armato fino ai denti:





  • con i figli, se ci sono, perché non mandano giù la separazione e ti trasformano la vita in un percorso ad ostacoli dei marines.



  • economici, perché sia tu che lui avete ognuno  la propria casa con relative bollette ed il tuo stipendio, che pure prima non ti sembrava favoloso, adesso addirittura ti pianta in asso a metà mese.



  • famigliari, perché i tuoi ti rinfacciano la decisione presa e, se non l’hai presa tu, siccome di qualcosa ti devono accusare, ti biasimano comunque di essere rimasta sola.



  • pratici, perchè non puoi più chiedere all’ex  marito di passare a prendere la prole a scuola se non ce la fai giacchè la risposta soddisfatta e sistematica è “sono tutti  …zi tuoi”.



  • relazionali, dato che gli amici che avevi in comune con l’ex sono sposati e quindi  tocca iscriverti a tutta una serie di corsi, dei quali non te ne frega un fico secco, pur di rimediare due o tre conoscenze con le quali uscire.



  • con l’altro sesso, perché non è più come quando single lo eri per davvero, adesso  non si batte chiodo e quei pochi che te se filano sono dei relitti umani che riversano su di te le loro menate psicologiche (come se non bastassero quelle che già ti fai tu), altri sono sani di mente ma inguardabili dal punto di vista estetico, oppure messi benino ma con un solo chiodo fisso nella testa, per cui zero progettualità oltre le 12 ore.






In tutto questo marasma, al colmo della disperazione, ci mettiamo a scavare dentro di noi per cercare conforto e qualche dritta per sopravvivere. Trovato il filone religioso, lo si segue e ci affidiamo a Dio, pur non essendo mai state assidue praticanti.


Bisogna dire che, anche se il tono di quello che sto scrivendo è leggero per sdrammatizzare, in realtà, chi vive queste situazioni, sa bene che c’è poco da ridere, almeno per un bel po’ di tempo.


Insomma, bussi alla porta del Signore, che sai essere buono e misericordioso con tutti, anche con gli assassini, e… ti apre il prete della tua parrocchia che ti fa tutto un bel discorso, ma ti dice anche chiaro e tondo che, okay , in chiesa ci puoi andare, ma niente comunione, né altri sacramenti. Insomma, ti invita a cena, ma non puoi mangiare. Pregiudizi a go go. Dal punto di vista cristiano, ti trovi emarginata. 

Ma, Padre, perché? Perché sei separata.

Ma, Padre, lo ha voluto mio marito. Non importa di chi è la colpa.


Ma, Padre, ho un altro uomo che mi vuol bene. Peggio che andar di notte. 


Tutto questo vale anche per gli uomini. In materia di separazioni e divorzio, i conflitti che ne scaturiscono e l’atteggiamento della Chiesa sono identici per entrambi i sessi. Quando c’è della parità tra uomini e donne è quasi sempre in negativo. 


Una volta, però, un prete, un bravo prete  secondo me, ha detto: Se si pensa di non far niente di male, se ci si  confessa, ti liberi dei peccati e ti senti leggero,  la comunione si può fare… non si ha mica la lettera scarlatta appuntata sul petto, no?


http://www.ratzinger.it/modules.php?name=News&file=article&sid=73

http://www.famigliainsieme.it/NG&F4B.htm

 


 


 


 


domenica 8 marzo 2009

Il problema

Noi donne, nei secoli, abbiamo avuto un grosso, enorme, insormontabile problema: quello di dover apparire docili ed arrendevoli a tutti i costi.


Nella maggior parte, parlo del 99,99%, delle interviste che si fanno agli uomini circa come vorrebbero una donna, al primo posto sparano: DOLCE.


Quindi. Se una donna sbotta, magari proprio perchè il marito o fidanzato l'ha tirata scema, si deve  pure sentire in colpa per averlo fatto. E sarà proprio quel marito o fidanzato a darle sistematicamente dell'ISTERICA.



Noi donne non siamo mai state padrone di discutere animatamente perchè pecchiamo subito di aggressività. Se tiriamo un piatto per terra, al culmine dell'esasperazione, ci becchiamo della pazza, se facciamo notare qualcosa, siamo delle rompiballe. L'uomo può ed è una dimostrazione tangibile della sua forza che per anni ha fatto tremare le nostre nonne.



Partendo da questo filone, si snodano tutta una serie d repressioni che tutt'oggi persistono. Incluso quella sessuale. Ci sono gli estremi libertini di quelle che la danno via come il pane e se ne sbattono, le UOMA, come scrivevo in un altro post, e ci sono quelle che, pena passare per zoccole, non osano nemmeno dire al proprio uomo cosa devono fare per farle provare piacere.


Il mito della donna che finge è realtà pura in verità. Ma nella maggior parte dei casi hanno origine sull'equivoco docili ed arrendevoli. Nei secoli.


La donna non deve pretendere di provar piacere. Mai sia. All'inizio, magari. All'inizio gli uomini vogliono delle ninfomani assetate di sesso. Dopo un  pò il mal di testa ce l'hanno loro, il calo ce l'hanno loro. Cala tutto.


E noi, dolci ed arrendevoli, zut. Non possiamo dire: che ti farei oggi. Non sta bene. No fa dolce ed arrendevole.



Il problema... il problema è paragonabile a quello che mi disse un veterinario anni fa a proposito del mio cane di allora, uno yorkshire:


Questa è una razza molto aggressiva ed intelligente. Per fortuna tutto è contenuto in una taglia così minuscola.


mercoledì 4 marzo 2009

L'età della ragione

Ho constatato come in Italia sia precipitata una certa concezione sull’età delle persone e ne ho avuto conferma leggendo da qualche parte che siamo il paese dell’eterna giovinezza perché, pare, in nessun’altra nazione al mondo ci si considera ragazzi a quaranta, cinquant’anni.

Se parlo con un  quarantenne, il suo discorso comincia sempre con “guarda, io sono un ragazzo che…” e la cosa si ripete anche per chi è ormai  vicino alla soglia dei cinquanta, se non oltre.

Conosco  persone di trentanove anni e tre quarti che continuano a dire “no, perché, noi trentenni…”.

Ma per piacere.

Donne in là con gli anni, ombelico al vento, che ti parlano modello rapper, “il mio moroso…yo yo” e uomini che sembrano i pupazzi della Lego perché la tinta fa l’effetto parrucca.

“Dietro liceo, davanti museo”, dicono da queste parti.

E che dire di quelli che ancora si ostinano ad andare in discoteca? ‘Sti poveracci che preferirebbero essere a letto da un pezzo, pur di tenere alta la bandiera del ridicolo, si costringono a fare la fila all’una di notte per entrare e si sorbiscono una nottata di cocktails e di techno tunz tunz a palla, che il giorno dopo produrranno un’acidità pazzesca e l’emicrania a grappolo.

Qualche settimana fa, in profumeria, ho assistito ad una scenetta esilarante: una donna vicina alla sessantina chiedeva alla commessa un consiglio su come far tornare turgida la pelle di viso e corpo e quella, compunta, invece di dirle che l’unica sarebbe tornare  a nascere, le fa: usi questa crema e beva molta acqua. Fantastica!

Insomma, fermo restando che (per carità!) di certo non era bello essere “finiti” a quarant’anni, come succedeva fino a qualche tempo fa, adesso però ho l’impressione che si sia passati da un eccesso all’altro. Sono del parere che i pensieri, l’atteggiamento, il linguaggio, il vestiario, debbano corrispondere alla propria età anagrafica.

Essere giovanili, non grotteschi!

Se anche tua figlia ventenne sta transitando per la tua taglia, non sei autorizzata a coprirti di ridicolo mettendo i pantaloni della JTB,  senza vita e con l’elastico da una sola parte. E se non ti sei mai tatuata, perché farti il tribale a cinquant’anni, sapendo che molto presto giacerà sulle proprie macerie?
Dovrebbe essere scontato che un  trentacinquenne è a metà strada tra i trenta ed i quaranta. Invece crede ancora di essere un giovincello tenendo buoni i trenta ed ignorando i cinque.

C’est les italiens, dicono i francesi.

Bamboccioni? Forse, da questo punto di vista sì, dài.

Per capirci:  a che età ormai si diventa donne e uomini ?

domenica 1 marzo 2009

Licenziata in tronco

Ennesimo caso di mobbing sul lavoro.


Antipatia tra colleghe. Una ha la bocca storta, ma Benny sopporta con stoicismo le sue smorfie irritanti e la sua boria, forse causa della deviazione labiale. Non è improbabile che la deviazione abbia interessato anche il culo, sapete, a furia di stringerlo.



L'altra, una PDL, palla di lardo,  che si spaccia per amica, che fa favori anche non richiesti. Che  fa delle confidenze non richieste, storia di donna cornuta e bistrata, evidentissima. La milionesima cogliona che racconta le sue stronzate per sentirsi dire "ma no, tuo marito non ti tradisce, è solo in crisi mistica".



Tutto questo condito da frecciate, battute, umiliazioni verso la Benny che, sotto sotto, invidiano. Da morire.


Un bel giorno, all'enesima vessazione, Benny si ribella e dice alla palla di lardo che è un'infelice. Direi che più che altro la informa.


Passano i giorni, pare che la cosa sia finita lì. Invece. Ore 9,30, Benny arriva al lavoro. Ore 11,00 è licenziata. In tronco, senza darle la possibilità di spiegarsi, di dire la sua. Ha un contratto a progetto, una trappola lavorativa priva di diritti.


Bocca storta e palla di lardo se la godono. Il capo reparto è rientrato in tutta fretta dalle ferie per gustarsi la scena.


A buttarla fuori in malo modo, come fosse una ladra, è il capo del personale, donna frustratissima, brutta, megera, ignorante, non  adatta al suo ruolo. Una di quelle che fanno seccare i maroni di un toro, per intenderci.



Il direttore generale che interviene a darle man forte e che scomoda il deretano dalla sua poltrona mega galattica  per sbatterfe fuori Benny, è un mediocre che, come tutti i mediocri, ha fatto strada. Almeno nel lavoro (vedasi mio post al riguardo intitolato, appunto, mediocri).



Luogo di lavoro interessato: un megastore di elettrodomestici, telefonia, pc.


Motivazione del licenziamento: ha dato dell'infelice ad una collega.


Proseguo:


1) denuncia alla Camera del Lavoro, la quale può solo pretendere il preavviso di 30 giorni non goduto all'agenzia che l'aveva in forza e che la "prestava" al punto vendita.


2) possibile causa civile verso la palla di lardo.


Il megastore ne esce pulito come un neonato.


W l'Italia.