giovedì 26 febbraio 2009

Inventario della normalità - ultima




31] Partecipare a un tè di beneficienza e pensare con ciò di aver contribuito a sufficienza per eliminare le disuguaglianze sociali del mondo.



32] Mangiare più volte al giorno, anche senza fame. Affamarsi per dimagrire a tutti i costi.



33] Credere che gli altri siano sempre migliori in tutto: che siano più belli, più capaci, più ricchi, più intelligenti. E’ molto rischioso avventurarsi al di là dei propri limiti, meglio non fare niente.



34] Usare l’auto come un modo per sentirsi potente e dominare il mondo.



35] Dire parolacce nel traffico.



36] Pensare che tutto quello che il proprio figlio fa di sbagliato sia colpa delle compagnie che ha scelto.



37] Sposarsi con la prima persona che offre una posizione sociale. L’amore può aspettare.



38] Dire sempre “io ho tentato”, anche se non si è tentato assolutamente nulla.



39] Lasciare le cose più interessanti della vita da vivere quando ormai non si hanno più le forze per farlo.



40] Evitare la depressione con dosi quotidiane e massicce di programmi televisivi e pillole varie.



41] Credere che sia possibile essere sicuri di tutto ciò che si è conquistato.



42] Pensare che alle donne non piaccia il calcio e che agli uomini non piaccia l’arredamento.



43] Incolpare il governo per tutto ciò che di negativo accade.



44] Avere la convinzione che essere una persona buona, decente e rispettosa significhi che gli altri penseranno che si è deboli, vulnerabili e facilmente manipolabili.



45] Essere anche convinti che l’aggressività e la scortesia nel rapporto con gli altri siano sinonimi di una personalità potente.



46] Avere paura della fibroscopia (uomini) e del parto (donne).



47] Infine: ritenere che la propria religione sia l’unica depositaria della verità assoluta, la più importante, la migliore, e che tutti gli altri esseri umani su questo pianeta immenso che credono in qualche altra manifestazione di Dio siano condannati al fuoco dell’inferno.




La 46) mi sembra abbastanza normale...

martedì 24 febbraio 2009

Inventario della normalità 2




16] Usare un pezzo di stoffa colorata legato al collo, senza alcuna funzione apparente, ma che risponde al pomposo nome di “cravatta”.



17] Non essere mai diretto nelle domande, anche se l’altra persona capisce che cosa si vuole sapere.



18] Avere un sorriso sulle labbra quando si sta morendo dalla voglia di piangere. E avere pietà di tutti coloro che dimostrano i propri sentimenti.



19] Pensare che l’arte valga una fortuna, o che non valga assolutamente nulla.



20] Disprezzare sempre quello che si è ottenuto con facilità, perchè non c’è stato il “sacrificio necessario” e, dunque, non deve avere le qualità richieste.



21] Seguire la moda, anche se tutto sembra ridicolo e scomodo.



22] Essere convinto che tutte le persone famose abbiano accumulato tonnellate di denaro.



23] Investire molto nella bellezza esteriore e preoccuparsi poco della bellezza interiore.



24] Usare tutti i mezzi possibili per dimostrare di essere una persona infinitamente al di sopra degli altri esseri umani, anche se si è una persona normale.



25] Su un mezzo di trasporto pubblico, non guardare mai direttamente negli occhi una persona, perchè altrimenti questo potrebbe essere interpretato come un segnale di seduzione.



26] Quando si entra in ascensore, mantenersi con il corpo rivolto verso la porta d’uscita, fingendo di essere l’unica persona là dentro, per quanto affollato sia.



27] Non ridere mai forte in un ristorante, per quanto divertente sia la storia.



28] Nell’emisfero nord, usare sempre un abbigliamento che combina con la stagione dell’anno: braccia nude in primavera (per quanto possa essere freddo) e giacca di lana in autunno (per quanto possa essere caldo).



29] Nell’emisfero sud, ricoprire l’albero di natale di batuffoli di cotone, anche se l’inverno non ha niente a che vedere con la nascita di Cristo.



30] A mano a mano che s’invecchia, ritenersi depositario di tutta la saggezza del mondo, anche se non sempre si è vissuto abbastanza per sapere cosa è sbagliato.



domenica 22 febbraio 2009

Trovato in un blog. Interessante

 Inventario della normalità




Di seguito, elenco alcune assurdità con cui conviviamo quotidianamente, perché la società le considera normali:



1] Qualsiasi cosa che ci faccia dimenticare la nostra vera identità e i nostri sogni, e ci faccia solo lavorare per produrre e riprodurre.



2] Che ci siano regole per una guerra (Convenzione di Ginevra).



3] Sprecare anni a fare l’università, per poi non trovare lavoro.



4] Lavorare dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio in qualcosa che non dà il minimo piacere, purchè nel giro di 30 anni si riesca ad andare in pensione.



5] Andare in pensione, scoprire di non avere più l’energia per godersi la vita e morire dopo pochi anni, di tedio.



6] L’uso del botulino.



7] Cercare di avere successo finanziariamente, invece di perseguire la felicità.



8] Mettere in ridicolo chi cerca la felicità invece del denaro, definendolo “persona senza ambizione”.



9] Paragonare oggetti come automobili, case, vestiti e definire la vita in funzione di questi paragoni, invece di tentare di conoscere la vera ragione per cui si è vivi.



10] Non dialogare con gli estranei. Parlare male del vicino.



11] Pensare che i genitori abbiano sempre ragione.



12] Sposarsi, avere figli, rimanere insieme anche quando l’amore sia finito, adducendo che è per il bene del bambino (che sembra non stia assistendo alle continue liti).



13] Criticare chiunque tenti di essere diverso.



14] Svegliarsi con una sveglia isterica accanto al letto.



15] Credere assolutamente in tutto quello che viene stampato.



Condivido tutto. I prossimi 15 tra pochi giorni. Intanto commentate quelli che vi colpiscono e/o aggiungetene degli altri.

venerdì 20 febbraio 2009

MOBBING SUL LAVORO


 


In Italia non siamo abituati a parlarne, eppure il fenomeno è in crescita e riguarda molti lavoratori di tutte le categorie. Operai, impiegati, responsabili, quadri, nessuno è escluso.


Ovviamente, quanto più sarà basso il livello contrattuale del dipendente, tanto più sarà difficile poter trovare un supporto per uscire da una delle più spiacevoli situazioni nella quale possa trovarsi un essere umano.Sto parlando del mobbing sul lavoro, di quella odiosa e sistematica persecuzione volta ad abbassare l'autostima del malcapitato affinchè possa essere e sentirsi emarginato.Spesso il fine è quello di far sì che il mobbizzato, psicologicamente stremato, lasci senza tante storie il posto di lavoro. 


Tra le cause del mobbing vanno annoverate, ad esempio, le carenze a livello di organizzazione lavorativa, di informazione interna e di direzione giacchè, i problemi organizzativi irrisolti e di lunga durata, si traducono in pesanti pressioni sui gruppi di lavoro e possono condurre all’adozione della logica del “capro espiatorio”.In teoria sono state approntate, già da alcuni anni, delle normative e delle sanzioni al riguardo. Nella pratica, accusare chicchessia di molestie sul posto dove svolgiamo la nostra attività è un'impresa ardua dato che le angherie sono molto sottili ed ambigue. Intanto, prima di poter sporgere una qualsiasi denuncia, le vessazioni devono protrarsi per almeno sei mesi, essere finalizzate all'espulsione del lavoratore ed aver causato, nel frattempo, tutta una serie di disturbi psico-fisici che lo stress da mobbing comporta e che provoca delle problematiche, psicologiche e fisiche appunto, ad andamento cronico.Se si riesce a provare tutto questo, è fatta.  


Ci sono due tipi di mobbing: verticale, quando l'ostracizzazione viene da un superiore che, per non causare imbarazzo all'azienda con un  licenziamento, opta per “le manovre oscure” pur di allontanare il dipendente; orizzontale, quando parte dagli stessi colleghi, privandolo del rispetto e della più ordinaria collaborazione. Le cause, le più svariate: antipatia, timore per l'eccessiva competenza del collega o, al contrario, per la sua scarsa produttività.Nel nostro Paese, dove è già difficile trovare giustizia per le cose tangibili, il mobbing prolifera indisturbato o quasi. Ma non dobbiamo arrenderci. Mai. Dobbiamo denunciare in primo luogo ai sindacati che hanno il dovere di aiutarci e chiedere consulenza su come muoverci in casi come questi. Munirci di piccolo registratore e fotocamera per documentare ciò che viviamo, conservare accuratamente tutti i referti medici che collezioneremo in quel periodo.


Se non stiamo zitti, possiamo farcela.


 


 


mercoledì 18 febbraio 2009

E bravi

Dài. Sarete soddisfatti.


 


Si è dimesso Veltroni, il pirla, il ciarlatano, l’imbecille, il buonista.




 


E, se passate di qui, vi conviene ALMENO essere soddisfatti. Perché io, invece, sono incazzata nera.


Coro di chi se ne frega.


 


Bella gente: guardate che il paese sta andando male. Ma male. Ma ancora più male. E non possiamo addebitarlo a Veltroni.


Non è colpa di Veltroni se dall’altra parte c’è un lupo mannaro con tanto di canini acuminati ed uno stuolo di cervelli del marketing (vedasi: teste di cazzo) che gli suggeriscono finanche come sedersi sul water, non si sa mai che lo riprendano, e che gli mettono in bocca le frasi da dire per rimediare alle innumerevoli gaffes.


Davanti a tutta questa spazzatura, roba che una discarica al confronto sembra linda e pinta, l’alternativa per molti sarebbe una politica urlata, trash, così ci abbassiamo al livello di certuni. Ed invece Veltroni ha continuato ad essere una persona a modo.


 


Non dico che sia il politico dei politici, dico solo che gli altri stanno sfondando soprattutto grazie al fatto che loro sono compatti ed agguerriti e noi manco un po’. L’unione fa la forza, sissignore.


E tutto perché Veltroni non urla.


 


Continuiamo giorno dopo giorno a buttarci del pattume addosso, scriviamo, me compresa, fior di post sui blog, ma poi non funziona e non sappiamo perché. Non funziona perché gli altri osannano i loro, noi li affossiamo.


 


Vedasi Di Pietro: stessa cosa. Ma mi dite perché? È uno dei pochi che dice pane al pane, ma uniamoci a lui, porca vacca, non importa di dov’è e che cosa rappresenta, dobbiamo scalzare la brutta gente che c’è adesso, questo conta.


 


Ma che, volete continuare a vivere nella menzogna e nella pseudo informazione come finora? Ma voi lo sapete che tutto questo cianciare sull’uccello dei rom è solo una campagna denigratoria contro di loro? I rom che stuprano (e che meritano l’ergastolo, secondo me, sia chiaro) sono solo un misero 1% e poi e poi. Sapete chi sono, in Italia, gli stupratori per eccellenza? Gli italiani, of course. Estranei? Ma no, ma no. Mariti, fidanzati, compagni, amici.


Perché non  vengono sbattuti in prima pagina se non raramente? Ma perché non fanno notizia. Uno. Due, perché raramente vengono denunciati e questo grazie alla cultura maschilista che ci ottenebra i cervelli già atrofizzati.


 


Le stesse forze dell’ordine spesso, se denunci di essere stata stuprata dal marito, ti danno una pacca sulla schiena e ti chiedono di tornare a casa a far la pace.


 


Ho appena litigato con un cliente cazzone che stava confabulando col mio collega, ridendo delle dimissioni di Veltroni. L’ho sbiancato. Perchè finchè parlano tra loro si sentono invincibili, ma se si contrappongono a qualcuno che ne sa, crollano come i giganti di cartapesta che sono.


 


Gente, non c’illudiamo. Noi italiani ERAVAMO un popolo ingegnoso, col cuore in mano, eccellenti amatori, che si distingueva. Oggi siamo un popolo del quale TUTTI ridono. Prendiamone atto con umiltà visto che ce lo vogliamo con  tutte le nostre forze.


 


 




Noi siamo quelli che crediamo alla storia della riforma scolastica, fingendo di non sapere che è un ennesimo taglio alla già cavernicola scuola, travestito da riforma. Ora ci stiamo bevendo la barzelletta delle ronde cittadine. Roba da far west! Io già me l’immagino gl’invasati a zonzo per le città nottetempo. Tutto per non dire che sono stati ulteriormente tagliati i fondi alla polizia. Ci sono uomini e volanti non utilizzate, lo sapete?? Macchine non in regola perché non ci sono soldi  per fare la revisione, con le gomme fruste, senz’olio, senza benzina.


 


Ditemi che siete soddisfatti adesso.

martedì 17 febbraio 2009

 


Oggi ho nuovamente ricevuto da:


http://www.ninomalgeri.blogspot.com



il premio Dardos per l'impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari, umani e personali.






A lui va il mio ringraziamento per la sua costante presenza nel mio blog e promuovo, come da regolamento,15 blog meritevoli dello stesso premio e linko il blog che mi ha premiato.
A mia volta dono questo premio a  tutti gli amici presenti sotto la mia community (ben più di 15).



p.s.: non lo faccio per sbandierare il premio, peraltro gradito, ma per ringraziare chi me lo dona.


 


 


 



mercoledì 11 febbraio 2009

E così sono

Sono un tipo comico, nonostante la mia prorompente sensualità.


 


Tutti gli ometti con le antennine tese, eh? Le antennine, cos’avete capito??


 



 


Davvero: sono buffa. Me ne capitano di ogni. Sono distratta e quindi mi è accaduto un’infinità di volte di avere un bicchiere colmo in mano e di provare a mettere, con la stessa mano, il resto dei soldi nella tasca dei pantaloni. Ovviamente mi si è rovesciato tutto addosso.


 


Se devo passare in mezzo a due file di uomini oppure tra i tavoli di un  ristorante, potete stare certi che prenderò la storta.




 



Ogni volta che sono rientrata a casa dopo essere stata invitata a cena fuori da un uomo, ho constatato con orrore che avevo del prezzemolo o della rucola tra i denti. E come rido durante quelle cene! Mannagg….


Ho smesso di prendere pietanze che contengano siffatte verdure e… mi si attracca del pomodoro rosso valentino.


 


Se devo fare un reclamo, che so, in banca, m’impappino e scazzo tutto. Poi mi riprendo, ma a quel punto mi sono giocata la credibilità.


 


E’ facile che dica cose improbabili. Una volta ero in coda dal panettiere e mi si era attaccato il jingle della caramella Fruittella: non è una gomma, non è una caramella, ma allora che cos’è? Fruittella oh yeah! Sì… è andata proprio così… quando è toccato a me ho chiesto una Fruittella…


 



 


Se devo raccontare una barzelletta rido mezz’ora prima, ma mentre sto concludendo non mi sembra poi così esilarante ed il racconto si ammoscia.


 


E se c’è un dislivello nel pavimento io ci vado incontro a braccia aperte. Ma solo se ci sono degli spettatori.



 



Non parliamo poi dell'impulsività che mi porta a dire le cose di getto senza traccia di diplomazia. "E meno male, mi sembri un panda!" - ho esclamato ieri in faccia alla mia collega che mi raccontava di darsi il correttore sotto gli occhi tutte le mattine.




 


Dicono che i nati sotto il segno dell’acquario sono così. Mah. Io non so neanche di che segno sono di preciso perché mia madre non si ricorda se sono nata il 19 febbraio a mezzanotte e mezza o alle ventitrè e trenta. Nel primo caso sarei acquario, nel secondo pesci.


 


 


Mi sa tanto che nella vita sono come un pesce fuori dall’acquario…


 



   

venerdì 6 febbraio 2009

PIANGE IL TELEFONO

Qui da noi è fallita l’ennesima azienda: un salumificio storico. Decine di persone a casa a fare la calza.


Peccato che fare la calza non renda e che, per quanto gli ex dipendenti abbiano potuto arraffare mortadelle e prosciutti prima dell’inevitabile licenziamento, non potranno camparci in eterno.




 


Qui in Italia sta fallendo la democrazia. E non c’è nessun insaccato da sgraffignare, ma solo calde lacrime da versare… Wow che rima! Garcìa Lorca fatti in là!


 


Non mi piace l’aria che tira. E non parlo dei venticelli di fine inverno. Parlo delle tante cose che, come vi sto già anticipando da un po’, ci stanno venendo mancare. Ma mi sa che la cosa è ancora più grave e me ne rendo conto ogni giorno di più.


 


Ieri sera, a casa di Santoro, ci “spiegavano” la nuova legge sulle intercettazioni che vorrebbero far passare. Il problema di queste trasmissioni, al di là del divismo e dell’eccessiva ostentazione della propria imparzialità dei presentatori, è che non ci si capisce niente.




 


Sembrano tante scimmie urlatrici che cercano di coprire gli schiamazzi delle altre. E quelli che portano avanti le proprie argomentazioni con garbo perdono forza davanti alla prepotenza dell’avversario.


 


Per capire meglio come davvero stanno le cose, bisognerebbe che inventassero un programma nel quale una fazione e l’altra espongono le proprie convinzioni separatamente, ognuno entrando in studio quando è il proprio turno per ribattere ed esporre. Una sorta di entra ed esci dallo studio televisivo. Nessun presentatore. Magari un’unica voce che, allo scadere dei, toh, dieci minuti per volta di ognuno (con una tolleranza di una manciata di secondi per far finire il concetto), dica “che entri il signor….”.


 


Utopia? E perché? Io sto cominciando a perdere le speranze che la gente capisca cosa sta succedendo, come ci vedono all’estero, in quale budello economico e sociale ci siamo infilati. Ieri sera c’era uno squalo con una tripla fila di denti che a momenti  mi convinceva. Peccato che io abbia un cervello che funzioni, ma nel nostro malandato paese la maggior parte delle persone sono ignoranti e stupide. Guardatevi intorno. Qui non è questione di credo politico, ma cazzo, come si fa a non vedere l’evidenza? Come si fa ad accettare le leggi razziali che vogliono far passare? Come si fa a non capire che vogliono limitare le intercettazioni perché a qualcuno conviene?


 


Ma perché la buttano sulla privacy? Ma cosa vuoi che mi freghi se m’intercettano le telefonate? Non ho niente da nascondere, alla seconda che ascoltano, sai gli sbadigli!


-         Sì, Anna, pensa che hanno le ballerine con lo sconto 30!


Oppure:


-         Ciao amore, ci vediamo alla solita?


O:


-         No, non si comincia a bere così giovani. Fa male, fa andare in pappa il cervello.


O:


-         Mamma, va bene, quando arriva l’olio di Ruvo di Puglia, te ne do un paio di litri.





Interessantissimo.


Allora, dài, oscuriamo tutte le telecamere a circuito chiuso che ci sono in giro, i pagamenti bancomat e carta, internet, le raccomandate, i telegrammi…


Come? Ah… ci stanno già pensando.

mercoledì 4 febbraio 2009

MIiiiii stai a casa

Il panettone si è ammalato. Ricordate la collega col sedere, diciamo, nu poco poco a capanna? Lei. Finalmente ha messo fine alle sue (e mie) sofferenze.



Pur di non mettersi in malattia, perchè le hanno inculcato che al lavoro si va anche se si sta poco bene, sono quattro mesi che tossisce e sparge germi e virus a destra ed a manca con sommo giubilo di tutti quelli che le capitano vicino.


Siccome non riesce (credo) a replicare a niente e nessuno (salvo mandarti a morire tra sè e sè,ricordate?), ha preso la sinusite perchè lasciano spesso aperte due porte che fanno corrente. Hanno dovuto trasferire me nel suo ufficio per farle capire che, chiedendo di chiudere le porte, esse vengono automaticamente chiuse. E che, se la cosa persiste, si può sempre ricorrere ad una comunicazione, come dire, un pò più energica.


Non è che mi sia antipatica. Non mi è. Non saprei. So solo che quelle come lei, che se devono fare una telefonata di trenta secondi a casa  usano il cellulare, sono la rovina di tutti noi puvras (leggi poveracci). E che, se di tanto in tanto un cristiano dà un'occhiata ad internet, specie nei momenti morti, anzichè tirarsi le dita, non fallisce l'azienda.


A proposito di diritti che non ci sono più, quelle come lei che non vanno in malattia a costo di trascinarsi sui gomiti e che a momenti scodellano i figli sulla scrivania per evitare la legittima maternità, fanno sembrare lavativi tutti gli altri.


Come posso io, semplice detentrice di bronchite, mandare il certificato? 


lunedì 2 febbraio 2009

E' ORA DI FINIAMOLA

Ci sono dei diritti che credevamo acquisiti e che ci sono stati tolti uno ad uno. E la barbarie continua dato che siamo sempre a novanta, pronti a ricevere.


Prendiamo il diritto al lavoro. Piano piano qualcuno ha fatto in modo che se dici "vorrei un posto fisso" venga tacciato da psicopatico socialmente pericoloso. Il posto fisso? Ma quando mai?!


Hanno fatto passare concetti della serie "bisogna essere elastici", "non fossilizzarsi", "diventare creatvi", quando la traduzione in soldoni è stata quella di favorire le agenzie interinali che campano gambe all'aria grazie alla disoccupazione, diversamente sarebbero tutte fallite e ripartite per le varie nazioni dalle quali provengono. Subito sembravano le galline dalle uova d'oro, molti all'inizio hanno davvero rimediato un  posto duraturo. Nel tempo, niente uova d'ora, solo... ehm... lasciamo perdere.




Poi ci sono le cose sulle quali contavamo che, zap zap, ci sono state fregate.


La tv non esisteva fosse a pagamento. Quando sono stati creati i canali dello psico, nessuno ha sborsato una lira. Stiamo sborsando adesso e con gli interessi. Stessa cosa dicasi per le varie ed infinite reti locali che spesso trasmettono anche cosucce guardabili, forse più dei canali tradizionali. Mai scucito un soldo. Oppure LA7, Odeon, insomma, network con un certo bacino d'utenza che non ti chiedeno niente. Poteva durare? Eh no. Adesso c'è il digitale terrestre, Sky e la marmaglia della pay tv. E tutti a pay-per-view.  Io non ce l'ho ma, detta tra noi, ho visto qualche programmazione: a parte qualche documentario e la possibilità di vedere canali di altri Paesi (c'è da dire che vedere tutto, nazionale ed estero,  è un lavoro a tempo pieno), il resto FA SCHIFO.  E paghi pure salato per vedere quella spazzatura.



Poi. Personalmente sono anni che non compro un auto perchè io alle cose do il valore che hanno: la macchina  mi deve trasportare e, finchè lo fa e non mi fa spendere una pazzia, me la tengo. Non m'interessa far la figa o cosa dicono gli amici. Se sono amici non dicono.


Bè, già anni fa mi sembrava che tutto fosse un optional. Adesso? Tu vai al concessionario perchè pensi che la macchina che ti piace costi, che so, 10.000 euro, ma dopo aver fatto due parole col venditore ti accorgi che per quel prezzo ti danno solo la scocca e poi la devi guidare coi piedi, come i Flinstone.


Flinstones

E, dulcis in fundo, ci hanno tolto l'ingenuità.


Grazie alle trasmissioni cosiddette reality, che di reality non hanno manco la faccia dei concorrenti, passano per buoni concetti ritenuti  da sempre assolutamente negativi dal comune buon senso. Ragion per cui la ragazza che la dà a tutti è se stessa, il pagliaccio ignorante e caprone un dio, l'imbecille con i muscoli un vero uomo, una furba che mostra un cappio, una pasionaria. Una culo all'aria, tal dig me! E se anche non le vuoi sapere 'ste cose le impari lo stesso, te le dicono al tg, con la presentatrice tutta ammiccante che poco fa ti ha dato la notizia di una strage, dieci morti.



Sono distrutta.