martedì 4 marzo 2014

Cambiamo Insieme

Questo il titolo di una nuova campagna di comunicazione contro la violenza alle donne che utilizza prevalentemente i canali di comunicazione più frequentati dai giovani e ripreso dal punto di vista degli uomini,  partita il 14 febbraio, giorno degli innamorati, per concludersi il 19 marzo, in occasione della festa del papà. 
Col supporto di una piccola agenzia di comunicazione, giovani e promettenti studenti universitari, hanno la possibilità di fare sul serio e di dimostrare il loro talento realizzando un progetto che sarà misurato dal mercato. 
Sono stati girati quattro spot, in cui l’attore modenese Lalo Cibelli, recita frasi realmente pronunciate da quattro uomini all’inizio del loro percorso di recupero intrapreso presso il Centro Liberiamoci dalla Violenza dell’Azienda Usl di Modena. Un esempio: 

“I bambini? Sì, hanno assistito, qualche volta, a scene di violenze. Ma non penso che li influenzi molto”

Per intercettare l’attenzione dei giovani, si è deciso di sviluppare il progetto prevalentemente online, su canali social Facebook e Youtube diffondendo uno spot a settimana. 
Un’attenzione molto forte sarà riservata all’informazione sull'esistenza di strutture in grado di aiutare coloro che compiono atti violenti, come il Centro Liberiamoci dalla Violenza (Modena), il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (Firenze e Ferrara) oppure il Centro italiano per la promozione della Mediazione (Milano).


lunedì 27 gennaio 2014

"Eleinda" di Valentina Bellettini


In un mondo sempre più tecnologico la vera fantascienza sta nella semplicità. Il fallimento dell'uomo (inteso come genere maschile) votato all'autodistruzione (un solo esempio : l'inquinamento ambientale). L'invito a non aver paura di chi è diverso da noi (una creatura fantastica, come lo è anche l'uomo che arriva dall'Africa o dall'Asia). La speranza: una donna (giovane!), l'essere portatrice di vita, ci salverà. 
Questo e tanto altro è il libro di Valentina Bellettini, l'autrice è 'semplicemente' brava. 




giovedì 23 gennaio 2014

I libri della casa editrice Nulla Die

Ed eccomi ancora con altre recensioni della casa editrice Nulla Die, che seleziona accuratamente le nuove proposte editoriali.


"L'inganno della seduzione"  di Marina di Guardo 
 
Profondo e Scorrevole, difficilmente un libro racchiude insieme queste due qualità. L'autrice ha fatto un gran lavoro affrontando il tema della sessualità; sarebbe riduttivo parlare di omosessualità perché coraggiosamente e non banalmente nel libro è affrontato questo aspetto della sessualità. Grande capacità descrittiva delle persone e dei luoghi per i quali l'autrice trasmette il suo amore tanto da indurre la voglia di andarli a scoprire.
 
 
"Voglio capire se ne è valsa la pena" di Sabrina Sasso 
 
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un libro per donne! Chiunque, abbia vissuto o  si trovi a vivere un rapporto di coppia e a gestire dei figli si ritrova in molte situazioni descritte nel libro. Personalmente ho condiviso molte riflessioni della protagonista, sentendomi spesso un "oopart", un oggetto fuori posto in questa società delle ipocrisie e delle apparenze. Gran bel libro!  
 
 
"Gli imbecilli?  Stanno tutti bene" di Giuseppe Cagnato 
 
Come in una commedia di Scarpetta o di De Filippo, personaggi ben caratterizzati animano la scena, sullo sfondo un condominio, un microcosmo che racchiude la nostra società, il moralista, il cattivo che poi così cattivo non è mai, e gli imbecilli...quelli sì che lo sono davvero, si sorride e si riflette, anzi ci si riflette nello specchio che l'autore ha saputo creare con le proprie ironiche parole.

"Ustica" di Salvatore Giordano
 
Il passato e il presente raccontato dal punto di vista dei diversi personaggi crea un intreccio tra le storia privata e quella pubblica; intreccio sciolto solo da chi è capace di guardare la realtà con occhi diversi, come quelli della giovane domestica immigrata Beija. Sullo sfondo i profumi e i colori di un'isola meravigliosa soffocata dal ricordo di una tragedia.

lunedì 20 gennaio 2014

Ma che vita di m...anager!

Vi presento un libro molto interessante che vi consiglio:


Il titolo del libro lascia intuire che il taglio che l’autore - per lunghi anni direttore del personale e poi generale d’importanti aziende - ha voluto dargli è quello di un testo leggibile e gradevole e non di un trattato scientifico.

Però, attenzione! Il testo è leggero solo nella forma colloquiale e nella suddivisione in brevi capitoli, ma non certo nella sostanza.

Come dice la professoressa Ivetta Ivaldi nella prefazione, “il linguaggio più emotivo che formale” può “coinvolgere il lettore anche meglio di un saggio di organizzazione…”.

Il tema ricorrente del libro è, infatti, la sostanziale arretratezza del sistema di gestione del personale in gran parte delle aziende italiane, specie se "padronali". Del resto, per chi voglia rifletterci, la crisi che investe il Paese è forse solo determinata dal collasso della politica e delle istituzioni, oppure coinvolge tutti i settori, compreso il mondo delle imprese?

A tale proposito questo libro invita a considerare che l’efficienza delle imprese dipende anche dalla soddisfazione umana e professionale di chi ci lavora dentro.

E così, tra orari inutilmente prolungati, controlli asfissianti da fare e da subire, condizionamenti e ricatti, la vita nei luoghi di lavoro non è tra le più piacevoli, a scapito proprio della produttività.
 
Una via d’uscita potrebbe essere un sistema di Cogestione alla tedesca, dove al fattore lavoro viene riservato un ruolo centrale di controllo e “moralizzazione” dei comportamenti della proprietà e del management.
O, altrimenti, se in Italia quel sistema fosse troppo “indigesto” per gli imprenditori, data l’esigenza di trasparenza che porta con sé, almeno si adotti un sistema basato sul rispetto della persona, in modo che il mondo degli affetti e quello del lavoro non debbano per forza confliggere.
Al realizzarsi di questa possibilità è legato proprio il recupero di efficienza che, nelle nostre imprese, sembra oggi così difficile!
 
 

giovedì 9 gennaio 2014

Freedom

Un uomo violento fa paura e, proprio per questo, va allontanato con ogni mezzo. Vietato subire per non affrontare quello che inevitabilmente comporta liberarsene.

lunedì 9 dicembre 2013

Identikit dello psicopatico

 
 
Secondo lo psicologo Kevin Dutton, ecco la classifica completa dei dieci mestieri in cui è alto il rischio di diventare psicopatici. Posso capire l'amministratore delegato, lo stress, la responsabilità e via dicendo, ma l'impiegato statale??

1 – Amministratori delegati (leggi sopra)

2 – Avvocati (chi difende gli assassini impara ad assassinare)

3 – Impiegati nei mezzi di comunicazione radio e t...v (l'invidia per i divi da qualche parte deve sfociare)

4 – Venditori (provate voi a dare sempre ragione al cliente)

5 – Chirurghi (squarta oggi che ti squarto domani...)

6 – Giornalisti (sparare cazzate per coprire la verità ha un costo)

7 – Forze dell’ordine (partire come paladini della giustizia e finire dicendo "vabbuò, tutto a posto, ecco la patente" è frustrante)

8 – Ecclesiastici (è l'ascolto delle confessioni mista al dovere di doversi confessare essi stessi a portarli alla rovina)

9 – Chef (stando ai programmi tv, non dev'essere facile cucinare autentiche schifezze in ambienti lerci e puzzolenti)

10 – Impiegati statali (??)

mercoledì 27 novembre 2013

Dobbiamo cominciare dai ragazzi.
POESIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE DI GIAN LUCA SIOTTO, 15 ANNI


Erano anime bianche senza peccato
finchè non hanno incontrato quell'uomo malato
che per pochi secondi di divertimento
ha condannato una vita senza risentimento.
Come un tuono a ciel sereno ha cambiato il suo destino
perchè ora si trova a dover crescere un bambino
un pargolo che non è nato dal frutto dell'amore
un anima innocente concepita dal dolore
Il figlio di una bestia con la maschera d'avvocato
una copertura per nascondere il suo vizio malato.



Ora quella donna non è più la stessa
forse perchè ha perso un pezzo di se stessa,
ormai non tornerà più come prima
ha perso il pezzo del puzzle che costituiva la sua autostima.
Psicologi e psichiatri non possono capire
che si prova a sentirsi morire
stare inerti a guardare quella bestia imbizzarrita
ad aspettare a malincuore che la tortura sia finita.
Passa il tempo e la situazione non migliora
sarà l'ansia la tristezza o il sentirsi sola.
Con i suoi cari non riesce a confidare
tutto ciò che ha dovuto passare.
Persino gli animali hanno più decoro
e poi osiamo dire che le bestie sono loro!!!!